Paganica è una circoscrizione dell’Aquila, la decima, e fino al giorno del terremoto era abitata, complessivamente, da 7200 persone. Sono 5 le frazioni che fanno a capo a questa circoscrizione: Bazzano, Onna, Pescomaggiore, San Gregorio e Tempera; cosa è restato di queste località ancora è poco chiaro. Onna non esiste quasi più, le altre sono frazioni fantasma, case crollate o disabitate: anche quelle agibili sono vuote, la gente ha paura di entrare, se sono fortunati stanno in tende nel giardino, per paura degli sciacalli e, soprattutto, per non abbandonare la propria quotidianità.
Di queste 7000 persone, molte sono nei campi allestiti nel territorio dalla Protezione Civile e dalle altre organizzazioni che operano nel campo. La prima triste tappa di questo viaggio nella distruzione, è stata Paganica, dove c’è il campo principale, il Com 5.
A Tempera ci sono 3 campi, due lungo la strada statale, ed il terzo nella parte opposta della frazione, e per raggiungerlo, bisogna fare delle strade strette e tortuose, visto che molte vie di comunicazione interne sono chiuse per via delle abitazioni crollate.
Questo campo è situato in località San Biagio, proprio oltre il cimitero semicrollato, ed è nato in modo spontaneo. Michael Petruzziello è il responsabile del campo, è un giovane operaio che è qui con la Misericordia Italiana, con 14 ragazzi che vengono da Pratola e Montafalcione di Avellino; è partito lunedì mattina alle 10 dalla sua città, dopo che alle 6 ha ricevuto la chiamata per “un grave terremoto con 3 morti e 40 feriti”.
“Quando siamo arrivato siamo passati subito al campo principale di Paganica, e poi siamo andati in perlustrazione a Bazzano e Tempera: qui abbiamo trovato 2 campi già realizzati dagli abitanti stessi, uno dei quali, quello dove stiamo, fatto proprio in mezzo al paese, in una zona sicura”.
Continua il responsabile del campo: “Gli abitanti volevano stare qui, vicini alle case, hanno paura degli sciacalli e non vogliono abbandonare il paese, hanno bisogno di normalità, di tante piccole cose che determinano la normalità: abbiamo deciso di realizzarlo qui il campo, siamo partiti martedì con 4 bagni chimici e le tende per tutti i 200 ospiti della struttura; il campo gestito insieme alla Protezione Civile di Trevi, al gruppo scout di Pavia, dall’associazione Vado, che è qui con due medici, e Rifondazione Comunista, che gestisce la cucina”.
La corrente è arrivata il giorno successivo all’installazione delle tende, l’acqua anche: c’è una tenda da 150 metri quadri per guardare la tv piuttosto che giocare a carte: 42” di televisore con Sky ne fanno, secondo Micheal, “il paradiso degli sfollati”.
“Sono stato in tante realtà purtroppo: Assisi, San Giuliano, Sarno e l’Albania; quello che si è capito è che bisogna far ripartire da subito la normalità fra la popolazione, e se non iniziano loro stessi a darsi una mano, c’è poco da fare”.
Parlando con le popolazioni, ciò che emerge è la grande dignità ed operosità del popolo abruzzese: alcune attività sono già aperte, molte altre persone non si danno per vinte e si ostinano a rimanere almeno nel giardino di casa, per non perdere il contatto con la realtà di tutti i giorni: insomma, c’è gente qui che già si è rialzata le maniche, c’è chi ne ha approfittato nei primi istanti vendendo il carburante a 5 € al litro, e chi invece sta portando via le sue poche cose per regararle a chi lo ospita.
Un popolo che si rialzerà presto da questa tragedia che ha dato quasi 300 morti a questa terra. E mentre si chiude questo articolo, la terra trema ancora, così, giusto per non far dormire tranquille queste persone, e per continuare a buttare giù quel poco che è rimasto.
- Matteo Berlenga
- 10 Aprile 2009










