Legambiente contesta il nuovo regolamento regionale sull'uso delle acque dei fiumi: Sordo, Nera e Corno ritenendolo un "tradimento" della legge

Canoisti e pescatori hanno battuto Legambiente umbra sulla questione dell’utilizzo dei corsi d’acqua della Valnerina, ma quest’ultima accusa l’arbitro di aver barato.
Si è conclusa la controversia tra canoisti e pescatori che riguardava soprattutto la navigabilità del fiume Nera.
Controversia – è detto in un comunicato della Federcanoa – che era arrivata al culmine nell’ottobre scorso quando la Regione Umbria aveva promulgato
, accogliendo le tesi delle associazioni dei pescatori e di alcune organizzazioni ambientaliste, regolamenti contenenti tutta una serie di limitazioni sia per le canoe sia per i raft, ritenendo gli stessi potenzialmente dannosi per l’ambiente riproduttivo delle specie autoctone presenti nel bacino.
«Non vogliamo cantare vittoria – ha affermato il presidente del comitato regionale Umbria della Federcanoa Sandro Papie – e non riteniamo di aver combattuto una battaglia contro qualcuno, abbiamo cercato di far capire a chi non ci conosce, chi siamo, cosa facciamo per la natura, per lo sport, per le giovani generazioni che si avvicinano alla canoa, alle quali prima di impugnare la pagaia insegniamo a guardare avanti e capire, amare, rispettare il mondo che li circonda».
A distanza di meno di un anno – continua il comunicato – è entrato in vigore  un nuovo regolamento regionale per la «disciplina delle attività sportive acquatiche nei corsi d’acqua demaniali» che «rende giustizia» alle tesi dei praticanti di canoa e raft.
Le prime stesure prevedevano infatti limitazioni nel numero e nell’intervallo di discesa tra canoisti, differenziati per tratti specifici di fiume. Il regolamento in vigore dal primo aprile 2009 consente invece l’attività di canoa, kayak, rafting senza limitazioni numeriche per canoe e kayak mentre introduce limitazioni accettabili per i raft.
La regolamentazione più significativa è il limite orario, norma accettata
e condivisa in quanto in linea con i regolamenti in vigore in altri paesi d’Europa. «Non ci siamo arresi – sottolinea Papi – abbiamo combattuto per difendere i nostri diritti e soprattutto per smontare il castello accusatorio costruito senza aver consultato le parti interessate e senza uno studio che giustificasse le misure restrittive adottate.
Abbiamo spiegato che, il canoista è il primo difensore della natura, la prima ‘sentinella dei fiumi» contestando le «inesattezze» di «un provvedimento che voleva solo salvaguardare interessi di altro tipo che non quelli ambientali
 
Ma Legambiente non ha cambiato idea e contrattacca: ”Se la Regione, emanando la legge aveva dimostrato un apprezzabile impegno, nella definizione del regolamento – che è stato approvato dalla commissione consiliare e dalla Giunta – ha dimostrato più interesse alle istanze di interessi particolari e privati che all’interesse collettivo di tutela e salvaguardia dei fiumi di maggior pregio della nostra regione.
La Regione ha elaborato un regolamento in un balletto di concessioni e divieti senza alcuna valutazione oggettiva e scientifica, ma cedendo a chi urlava di più e concedendo a chi faceva maggiore pressione.”
 “Nemmeno Legambiente, al pari dei centri rafting, è soddisfatta di questo regolamento – dichiara la presidente di Legambiente Umbria – lamentiamo una mancanza di coerenza da parte della Regione che da una parte con la legge dichiara una forte volontà a stabilire regole certe, dall’altra predispone un regolamento di difficile applicazione e fatto ancora più grave senza aver mai visto nemmeno le reali condizioni dei fiumi umbri, soprattutto di quelli sottoposti a maggiori pressioni per quanto riguarda gli sport nautici come il Sordo, il Corno e il Nera”.
 

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