Abruzzo, quinto giorno dal terremoto, almeno da quello principale; l'inviato del TamTam in giro per i campi e per i borghi fantasma: domani ci sarà la prima Pasqua nelle tende, che non sarà, purtroppo, l'ultima: almeno da sfollati.

 

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Qualche attività economica riprende, si riparte piano piano ma con tanta voglia di tornare alla vita di prima, senza casa e spesso senza qualche affetto.
I drammi sono molti, partiamo dai più piccoli, dalle decine di cani che girano smarriti o aspettano i loro padroni davanti alle case abbandonate nei borghi fantasma, almeno in quelli
dove siamo riusciti ad entrare.
C’è una forte differenza di spirito fra le frazioni e la città: l’operosità contadina non esita ad uscire in questi frangenti, sono moltissime le case vuote dove i proprietari si sono stabiliti con proprie tende nel giardino, per essere autonomi e per non “disturbare” i volontari venuti a soccorrerli.
A 5 giorni continuano ancora i pellegrinaggi degli sfollati da un campo all’altro, a cercare parenti, amici, o conforto; i vigili del fuoco, insieme a 1500 tecnici arrivati da tutta Italia, hanno iniziato a fare i sopralluoghi negli edifici, per capire quali sono agibili o meno, ma la gente non ne vuole risentire di rientrare; lo sciame sismico continua abbastanza forte, già dalle tende, quando arriva, si sente il boato e si sobbalza: chi era dentro casa quando c’è stata la scossa più forte difficilmente rientrerà nel breve periodo.
E’ uno sciame che rischia di distruggere psicologicamente gli abruzzesi: era oltre un mese che questo sciamo sismico toccava le terre del Gran Sasso, e a 5 giorni di distanza continuano le scosse sopra il terzo grado Richter.
L’Aquila continua ad essere una città fantasma, il traffico è sempre incolonnato, soprattutto di giorno, colonne di veicoli con i lampeggianti accesi, blu piuttosto che gialli, elicotteri che sorvolano le località colpite continuamente, prime roulotte che arrivano in tir dal nord e dal sud.

Parlando con gli sfollati sono tante le paure, tanti i timori, ma è ancora di più la voglia di rinascere: il terremoto si porta via case ed affetti, ma mai l’orgoglio di un popolo forte e dignitoso.
“Ci manca solo che dopo il terremoto affidino la ricostruzione ad aziende di fuori: abbiamo perso tutto, quei soldi che stanzieranno devono essere dati, quando possibile, ad aziende locali, altrimenti come ripartiamo?” ci dice un ragazzo in un bar all’uscita de l’Aquila; un bar in legno che, anche senza prodotti, ha riaperto subito.
“Sono tornato a lavorare il prima possibile” ci dice il proprietario “stare a casa, o meglio in giardino, a rimuginare su quello che è successo mi faceva star male, ho bisogno di normalità come i cittadini, bisogna tornare subito alla vita di prima, o almeno provarci”; e tutti i volontari bevono e mangiano gratis in questo bar: 1 km più giu un altro bar vendeva, il giorno del sisma, 0,5 litri d’acqua a 10€, proprio a fianco di uno dei distributori che vendeva il carburante a 5€ al litro.
Chi entra nei bar, trova “Il centro”, il quotidiano principale della zona, e si butta subito sulle pagine con i nomi delle vittime, per capire a 5 giorni se c’è qualche conoscente tra le vittime.
Ripartiamo dall’Aquila, per andare nelle frazioni vicine: arriviamo ad Onna.
Non ci sono parole per descrivere la catastrofe; non c’è niente da presidiare, non ci sono, nell’ingresso verso Fossa, forze dell’ordine a presidiare e riusciamo ad entrare nei vicoli di macerie.
E’ tutto crollato, spianato, raso al suolo: 250 abitanti, 39 morti.
Chi incontri qui dentro cammina a testa bassa, né un saluto né un pianto, è un altro mondo: case vecchie si, ma non più di quelle dei nostri borghi.
Fossa anche è irraggiungibile, è abbandonato per il pericolo di frane: per arrivarci abbiamo dovuto fare un giro lunghissimo, visto che il sisma ha abbattuto un ponte ristrutturato 4 mesi fa.
Fossa è presidiata a monte dal Corpo Forestale dello Stato, ma non fanno avvicinare nessuno al borgo visto che il pericolo principale sono le frane che possono venire dall’altissima parete in roccia ; alcune pietre immense sono entrate nelle case, hanno sfondato tutto e sono uscite dalla parte opposta, altre sono entrate nei tetti; parliamo di massi di 3 metri di diametro.
La protezione civile, per evitare lo sciacallaggio, ha installato delle telecamere a raggi infrarossi per presidiare a distanza il borgo.
7:50, 8:50 e 9:05: tre scosse superiori al terzo grado per dare il buongiorno a tutti.

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