Segnalata la presenza di cumuli di vecchi pneumatici proprio in prossimità di Ponte Rio e Pian di Porto di Todi

La crescita in maniera pericolosa ed inaspettata dell’epidemia di dengue, che ha investito l’Argentina, dovrebbe far riflettere anche le autorità della media valle del Tevere, in specie quelle che tollerano la presenza di quelle che sono delle vere e proprie incubatrici della zanzara “aedes aegypti”, comunemente nota come zanzara tigre, responsabile della diffusione di quella malattia.
Il dengue è una malattia febbrile acuta tipica delle zone tropicali e subtropicali, il cui contagio si trasmette attraverso la puntura di un particolare tipo di zanzara, la aedes aegypti. Nella sua variante emorragica, come hanno tristemente dimostrato gli ultimi casi, può essere mortale.
In Sud America nel giro di poche ore
l’allarme è cresciuto, giacchè i casi confermati di contagio sono più che raddoppiati, superando la cifra di 11.000 infettati. 
Sono almeno sei, a questo punto, le province argentinee raggiunte dal virus.

In queste ultime però, a differenza della capitale, si tratterebbe di focolai del virus sviluppati autonomamente e non ‘importati’ da viaggiatori di ritorno dalle zone colpite in precedenza.
Se uno di questi viaggiatori infetti dovesse raggiungere l’Umbria potrebbe trovare numerosi “vettori” pronti a trasportare la malattia.
La zanzara tigre non è sconosciuta nella valle del Tevere. Si riconosce per il colore nero spezzato da piccole strisce bianche. Le sue uova sono in grado di superare i rigori dei nostri inverni.
Prolifica in qualsiasi ristagno d’acqua, oltre che in bidoni umidi, in piccoli corsi d’acqua, nei copertoni abbandonati e sparsi negli angoli delle città.
Le sue uova deposte in autunno si schiudono, se sommerse d’acqua, alla fine d’aprile; ma possono resistere anche per mesi all’asciutto, fino a trovare le condizioni di umidità e di temperatura favorevoli alla schiusa delle uova.
Comparse agli inizi degli anni ‘ 90 del XX secolo per la prima volta in Italia, le pericolosissime "zanzare tigre", sono arrivate nel porto di Genova su una nave contenente dei copertoni di gomma proveniente dall’Asia, per poi propagarsi fino a Roma nel 1997.
Già nell’anno 2000  se ne segnalava la presenza nella provincia umbra di Terni, soprattutto nel territorio confinante con la regione Lazio.
Poi nell’agosto 2002 presso un’officina di Marsciano alcuni operai avevano individuato, in una specie di montagna di vecchi copertoni, complice l’acqua stagnante, la presenza di strani insetti dal mantello pezzato bianco-nero che pizzicavano soprattutto di giorno, i quali furono poi individuati proprio come le tenutissime zanzare-tigre,
La locale Usl n. 2 effettuò, prima la nebulizzazione di insetticida presso il nido di riproduzione e le aree limitrofe, poi lo spargimento di un prodotto larvicida distribuito nei tombini delle vie della zona industriale e del centro storico di Marciano.
Le amministrazioni dei Comuni di Marsciano e di Todi emisero un’ordinanza con una serie di disposizioni, per cercare di limitare la prolificazione di detto insetto.
A Todi fu messa in atto un’accurata disinfestazione nei viali alberati e nelle aree verdi delle frazioni del Pantalla, in via Tiberina, vocabolo Pontaccio,
Successivamente, quando la zanzara venne trovata a San Sisto di Perugia, la Usl non si limitò a disinfestare i copertoni, ma li fece anche triturare per avere la certezza della distruzione di eventuali uova secche lì depositate, le quali, con poche gocce d’acqua si schiudono, facendo uscire le larve.
Tutto ciò consente di affermare che l’insetto si sta adattando alle caratteristiche del clima della regione Umbria e che il pericolo maggiore viene dai copertoni d’auto abbandonati all’aperto.
E un grosso potenziale focolaio interessa proprio Todi, le popolose frazioni di Ponterio e Pian di Porto dove, a fianco della superstrada E75, stazionano invariabilmente decine e decine di copertoni gettati alla rinfusa non si sa da chi, che sembrano immuni da ogni prescrizione igienico sanitaria.

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