Dopo che dalla sinistra dello schieramento politico umbro erano venute varie proposte per abbandonare l’idea di costruire un inceneritore di rifiuti in provincia di Perugia, anche a destra i “fuochisti” sembrano perdere colpi, anche se Confindustria propone di bruciare comunque i rifiuti nei cementifici.
Un’altra buona notizia viene poi dalla possibilità che venga approvato in Consiglio Regionale un emendamento che prevede la separazione della gestione della raccolta da quella della distruzione dei rifiuti. Così si dovrebbe eliminare la tentazione di produrre sempre più rifiuti per far funzionare , guadagnandoci, i così detti termovalorizzatori.
Il consigliere del Pdl Sebastiani sembra aver sposato la tecnologia dell’ impianto di trattamento meccanico biologico.
In Germania smaltiscono con questo sistema circa 7 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti (circa il 23% dei rifiuti mentre il 27% è smaltito con l’incenerimento: tutto questo in soli 4 anni).
La proposta di adottare il TMB come sistema di smaltimento è stata per la prima volta proposta da Greenpeace e dalla Rete Nazionale Rifiuti Zero. Ma anche vicino all’Umbria si stanno muovendo su questa strada.
La presidente della Provincia di Reggio Emilia, Sonia Masini, ha affidato ad Enìa Spa l’incarico di "predisporre il progetto esecutivo ed il conseguente bilancio ambientale, indicando in tempi rapidi la localizzazione e la data di inizio lavori, per la realizzazione di un impianto di trattamento meccanico biologico".
L’Italia è all’avanguardia nelle tecnologie TMB, vi sono numerose aziende leader mondiali, ma non vi sono impianti di questo tipo se non per produrre CDR. Mentre il massimo si otterrebbe se il sistema portasse i residui in una discarica di inerti.
Il trattamento meccanico biologico dei rifiuti (MTB) è una tecnologia per la gestione a freddo dei rifiuti indifferenziati. Tali impianti separano in vari flussi (metalli, plastica, vetro…) il residuo delle raccolte diferenziate, La componente organica separata dal residuo inorganico viene ulteriormente separata e destinata in parte al compostaggio (il compost risultante puo’ essere utilizzato per riempimenti, sottofondi e opere di copertura di discariche) e in parte alla digestione anaerobica per produrre biogas (impiegato come combustibile). La frazione residua da mettere in discarica al termine del processo è attualmente stimabile in un 9% di tutti gli RSU, tale frazione pero’ è inerte e dieci volte meno inquinante del caso degli RSU non trattati nelle discariche tradizionali.
- Redazione
- 16 Aprile 2009










