Gli allarmi lanciati dall'Ingv, sulla mancanza di una mappa di dettaglio del rischio sismico e di adeguamento della normativa edilizia, trovano una regione che ha in vista di definire, entro l'anno corrente, vari aspetti del problema ma che in generale vuole avere un livello di protezione più alto di quello indicato dalla Protezione Civile

«Tutta l’area appenninica è ad alto pericolo sismico e le Regioni a maggiore rischio sono Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia orientale e Friuli Venezia Giulia» secondo la più recente mappa di pericolosità sismica messa a punto dall’Istituto nazionale di geofisioca e vulcanologia (Ingv).
«Ma nonostante la mappa sia stata recepita dal 2006, ad oggi sono solo tre le Regioni che si sono adeguate alla nuova mappatura: si tratta di Molise, Toscana e Veneto
A fare il punto ed a lanciare,  l’allarme è il sismologo dell’ Ingv Carlo Meletti, tra gli esperti che hanno elaborato la nuova mappa.
In vero, come già annunciato su questo sito, una mappa dettagliata per Perugia dovrebbe essere pronta entro quest’anno e  entro la fine del 2009, si dovrebbe portare a completamento la cartografia regionale di pericolosità sismica locale con l’obiettivo di favorire le azioni di mitigazione del rischio sismico in tutti i 92 comuni dell’Umbria.
Al momento risulta scoperto circa il 20 per cento del territorio regionale.

Verranno realizzate – come fu detto a dicembre in un comunicato regionale- 65 carte in scala uno a 10.000, in un’area di circa 1900 chilometri quadrati prevalentemente nelle aree nord-orientali e meridionali dell’Umbria. 
«Sulla base della mappa nazionale , definita MPS04, alcune zone in precedenza considerate di livello 2, dovrebbero invece rientrare nel livello 1 di massima pericolosità.
Ma, nella maggioranza dei casi, un adeguamento in tal senso non è stato ancora effettuato dalle Regioni.
Già nel 2006
, la mappatura Ingv, sottoliena il sismologo, è stata recepita con un’ordinanza di Protezione civile. In pratica, la MPS04 è diventata da allora la mappa di riferimento per la pericolosità sismica in Italia e le Regioni potevano da quella data aggiornare le proprie zone sismiche basandosi sulla nuova mappa».
«Ad ogni livello di rischio, quattro quelli previsti su tutto il territorio nazionale – precisa l’esperto – corrispondono infatti riferimenti normativi precisi, ad esempio per quanto riguarda i criteri di costruzione degli edifici, e mirate politiche di prevezione».
Il rischio concreto è quindi anche quello di andare incontro ad una sottovalutazione del pericolo sismico per alcune aree. 

Le dichiarazioni del sismologo hannoprovocato una immediata reazione in Umbria.

Una nota del portavoce del presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti è durissima. 
«È assolutamente falsa la notizia secondo cui l’ Umbria sarebbe tra le Regioni che non hanno adeguato la classificazione sismica del proprio territorio. È invece vero esattamente il contrario» afferma il portavoce della Lorenzetti. «La Regione Umbria – è detto nella nota – ha infatti deciso di non tener conto delle indicazioni inviate dall’Ingv nel 2006 perchè queste chiedevano di abbassare il livello del rischio sismico in aree, ad esempio, come quelle di Foligno e Spoleto. Ed ha quindi mantenuto inalterata la mappatura del rischio sismico dell’intero territorio regionale adottata dalla Regione nel 2003».
«È davvero incredibile, oltre che gravissimo – osserva il portavoce della Lorenzetti – diffondere notizie infondate che alimentano ingiustificati allarmismi. Cioè è ancor più grave se la fonte di tali informazioni è un sismologo di una istituzione come l’Ingv che dovrebbe essere, soprattutto in momenti come l’attuale caratterizzato da un sentimento diffuso e giustificato di paura tra i cittadini, rigoroso e scientifico anche rispetto alle informazioni fornite alla stampa. In ogni caso, e ciò vale sia per ristabilire la verità sia per tranquillizzare l’opinione pubblica regionale e nazionale, la mappatura delle aree sismiche in Umbria – continua il comunicato – non solo è sempre e costantemente oggetto di monitoraggio, ma per scelta della Giunta regionale è stata mantenuta con livelli di alto rischio sismico, e ciò al fine di prevedere la costruzione o ristrutturazione di immobili pubblici o privati nel più rigoroso rispetto delle norme antisismiche. Per noi, in Umbria, la cultura della prevenzione dei terremoti – conclude – è davvero assai diffusa e ormai patrimonio di cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche».
 

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