A Foligno è andata in scena quella che potrebbe essere la soluzione anche per la comunità montana N.A.T.O ( Narnese, Amerino, Tuderte, Orvietano) ovviamente scambiando il nome del sindaco di Foligno, Manlio Marini.
Quest’ultimo, lasciando la carica di primo cittadino, è stato eletto presidente pro-tempore dell’Ati (Ambito territoriale integrato) numero tre,nel corso dell’assemblea dei sindaci della Valle Umbra e Valnerina. Erano presenti 17 dei 22 enti locali che fanno parte dell’organismo per una popolazione rappresentata di oltre centomila abitanti. Assenti il rappresentante del Comune di Spoleto, che aveva chiesto il rinvio dell’insediamento, e quelli di Poggiodomo, Scheggino, Vallo di Nera, Santa Anatolia di Narco che hanno seguito il primo, comunque eletto come vice-presidente, sull’Aventino.
Intanto sulla Comunità Montana NATO hanno preso posizione unitariamente i sindacati CISL, CGIL ed UIl i quali hanno dichiarato che “Come sindacato abbiamo condiviso la necessità di semplificare e riorganizzare le comunità montane sostenendo il progetto di riforma che l’Umbria ha intrapreso per prima e che vede nelle cinque comunità montane condensarsi le competenze di gestione associata dei servizi comunali e di sviluppo delle aree montane, governate con organismi snelli e in strettissimo raccordo con gli esecutivi dei comuni che le compongono.
Con lo stesso senso di responsabilità abbiamo affrontato le conseguenze, anche sul piano occupazionale, che la riduzione a regime della spesa corrente per il loro funzionamento, disciplinato dal DPCM del novembre 2008 sulla base della Legge n.244/2007 sul riordino della disciplina delle Comunità montane voluta dal Governo nazionale prevedeva, per un importo pari ad un terzo della quota del fondo ordinario.
Siamo convinti che raggiungere l’obiettivo di una riduzione del numero degli enti, del numero dei componenti degli organi e del montante complessivo delle indennità, con un conseguente risparmio sul versante della spesa corrente, sia stato un passo necessario, ma siamo e saremo contrari a ogni scelta che impedisca il rilancio di una politica a favore della montagna, a una politica incapace di valorizzarne le potenzialità economiche e di relazioni sociali. Per questo chiediamo che i risparmi derivanti dal riordino vengano reinvestiti su politiche per lo sviluppo delle aree montane e non utilizzati dallo Stato per fare cassa.
Intravediamo dietro questo incomprensibile comportamento l’interesse di alcune istituzioni pubbliche e del privato a considerare superata l’esperienza delle Comunità Montane, proprio nel momento in cui ne avremmo più bisogno: pensiamo al dramma dell’Abruzzo e al prezioso apporto che le c.m. possono dare rilanciando la cultura della protezione civile, non solo in riferimento alla fase dei soccorsi, ma anche alle attività di previsione, prevenzione e pianificazione a salvaguardia della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente.
La situazione attuale, al contrario, è caratterizzata da scarsezza di risorse e da difficoltà insite nella gestione di alcuni enti che stanno impedendo la chiusura dei Bilanci di previsione in particolare in due realtà: a causa della necessità un finanziamento aggiuntivo di circa 600mila euro per quanto riguarda la Valnerina, problemi di natura politico-organizzativa coinvolgono, invece, la Comunità montana dell’Orvietano-Narnese-Amerino-Tuderte.
Inoltre, la fase preventiva attivata dalla regione con la condivisione delle organizzazioni sindacali di categoria del settore pubblico e di quello privato, che prevedeva l’attivazione di procedure di esodo anticipato e mobilità incentivati per il personale non ha dato, sino ad ora, i risultati attesi. Ciò è avvenuto principalmente per ragioni che attengono alla scarsa disponibilità degli enti pubblici soprattutto della provincia di Terni, esclusa la regione, ad attivare tali procedure che consentirebbero la copertura delle dotazioni organiche con lavoratori provenienti dalle c.m. e alla conseguente indisponibilità da parte di alcuni lavoratori ad aderire in modo volontario in assenza di certezze per quanto riguarda la collocazione delle nuove sedi interessate a trasferimenti.”








