L’allarme sulla influenza che, partita dal Messico, ha già provocato lo stato d’emergenza negli Stati Uniti d’America e preoccupazioni in tutti gli stati in cui sono arrivati viaggiatori dalle zone infette, ha trovato proprio in Italia un baluardo scientifico di tutto rispetto la cui efficienza si sta mettendo alla prova.
La virologa italiana Ilaria Capua direttrice del Laboratorio di riferimento di Fao e Oie sull’aviaria, presso l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, aveva voluto creare la banca dati che ha consentito di decifrare in poche ore la sequenza genetica del virus dell’influenza suina.
È merito della banca dati anche se in un tempo altrettanto breve è stato completato l’identikit del virus, dai suoi ‘progenitorì di altre specie fino ai farmaci antivirali ai quali è sensibile o resistente.
Capua nel 2006 aveva lanciato sulle maggiori riviste scientifiche internazionali l’appello a mettere in comune i dati in un’unica banca. Ci sono voluti due anni per allestirla e sostituire così la banca ad accesso riservato utilizzata dall’Organizzazione MOndiale della Sanità (Oms). La banca Gisaid (Global initiative for sharing avian influenza data) è attiva dall’agosto scorso e contiene migliaia di sequenze genetiche di virus dell’influenza animali e umani: un archivio unico al mondo, gestito dall’Istituto svizzero di bioinformatica (Sib), una fondazione accademica nata nel 1998.
Una volta sequenziato il virus dell’influenza dei suini, spiega Capua, i Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc) hanno immesso la sequenza in Gisaid: «grazie a tutte le altre informazioni già contenute nella banca – conclude – abbiamo confrontato la nuova sequenza con le altre e abbiamo capito da dove arrivavano i geni e individuato la resistenza gli antivirali»
- Redazione
- 26 Aprile 2009











