La prima segnalazione della malattia il due aprile scorso in Messico; i sintomi e le disponibilità di farmaci per combattere un'influenza che circola, fortunatamente, solo tra gli umani, anche se ha caratteristiche suine ed aviarie

Per l’epidemia influenzale in corso molti tirano in ballo il termine «influenza suina», utilizzato anche dall’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) ma il termine è ritenuto inappropriato, anche dall’Organizzazione Mondiale della sanità animale (Oie),  perchè «il virus, finora, non è stato riscontrato su degli animali». E’ stata avviata una discussione con l’Organizzazione mondiale della sanità per correggere il termine finora utilizzato, ma sarà difficile che ormai si riesca a cambiare le abitudini dei media.
TamTam l’ha chiamata “messicana”, ma,«Sarebbe più logico chiamarla ‘influenza nord-americana’», precisano all’Oie, «come era successo per quella spagnola (1918-79) e quella asiatica (1957-58)».
Ma in effetti la prima segnalazione di persone malate si è avuta nel paese di Pancho Villa. Una società Usa esperta nelle attività di bio-monitoraggio avvertì lo scorso 2 aprile l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dell’esistenza di un focolaio dell’influenza da suini in un’ area di allevamenti nei pressi della cittadina La Gloria, nello stato messicano di Veracruz: lo rende noto oggi il quotidiano locale Reforma.
Negli ultimi giorni di marzo, in quella zona circa il 60% dei 3 mila abitanti aveva sintomi di influenza, problemi respiratori e polmonite.
«Non c’è nessuna prova di trasmissione tramite l’alimentazione», confermano dall’Oie, secondo cui il virus non è tuttavia un classico virus umano, ma «ha caratteristiche suine, aviarie e umane». «Se il virus attaccasse gli animali – avverte l’Oie – la sua circolazione aumenterebbe e porterebbe al deterioramento della sanità pubblica mondiale».
Per fronteggiare l’epidemia, «In Italia – spiega il senatore Marino – sono disponibili in questo momento 40 milioni di dosi di farmaci potenzialmente efficaci per contrastare il virus dell’influenza suina.
Ma per curare una persona servono 10 dosi, ciò significa che, se il virus arriverà nel nostro paese, in teoria vi sarà la disponibilità del farmaco solo per 4 milioni di persone, pari a meno del 7% della popolazione italiana. Ma tre quarti del prodotto è conservato nel magazzino del ministero, sotto forma di principio attivo, ovvero di polvere, non di compresse. Verosimilmente, per acquistare gli eccipienti, procedere all’incapsulamento del farmaco e alla distribuzione alla popolazione serviranno come minimo dalle quattro alle sei settimane.
Il modo in cui si manifesta la malattia, tuttavia, sembra dalle prime testimonianza, inequivocabile «Da un momento all’altro sono arrivate nausea e febbre molto alta. Poi non sono riuscita a muovermi dal letto per una settimana intera». Inizia così il racconto di Tansy Huws, una giovane donna londinese da qualche tempo trasferitasi in Messico, Credo – conclude la donna – che le persone davvero malate non siano in grado di andare in ospedale. Ci riescono solo quelli che non hanno davvero il virus ».

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