Fuggirebbero dall'Italia non solo i ricercatori ma anche i semplici studenti, se non fosse questione di soldi; la questione giovanile irrompe, a sinistra, anche nelle campagne elettorali per le europee e per il Comune di Marsciano

Se la domanda sta ai primi posti e l’offerta agli ultimi, forse il perché l’istruzione universitaria in Italia non vada bene è chiaramente intuibile.
L’identikit dello studente italiano
, tracciato da un sondaggio di Eurobametro, lo vede superare alla grande la sindrome del mammone o bamboccione.
I nostri studenti universitari sono tra i più volenterosi a proseguire gli studi e specializzarsi, ancor meglio se all’estero, senza temere di mettersi in gioco in un altro Paese e studiando in un’altra lingua.
Secondo il sondaggio presentato dalla Commissione europea, gli studenti italiani sono tra i più intenzionati ad iscriversi a scuole di specializzazione o master con una percentuale del 67%, superiore alla media europea (50%) e superiore al dato di Germania (60%) e Inghilterra (40%). Inferiore solo rispetto alla Francia (75%).
Il 34% degli studenti italiani progetta un periodo di studi all’estero; tuttavia  è  più la mancanza di fondi (61%)  che le barriere linguistiche (38%) a frapporre ostacoli.
Infine, a parte il Belgio, quasi la totalità degli studenti europei vuole il libero accesso all’istruzione universitaria, ritenendo il diritto allo studio una possibilità per tutti che dovrebbe essere gratuita, non solo una prerogativa per i migliori studenti.
Il ‘no’ a test d’ingresso e a tasse universitarie elevate è particolarmente sentito dagli studenti italiani con una percentuale che sale al 94% rispetto alle media europea del 88%.
"L’Europa conta 4,000 istituti di alta formazione ma non sempre il potenziale delle università europee è usato al massimo", commentano fonti della Commissione europea, sottolineando come "i programmi non sono sempre aggiornati e attuali. Spesso si riscontra una mancanza di fondi e di strumentazioni adeguate".

Questa serietà dei giovani italiani richiede risposte serie anche dalla politica.
Ma non sempre è così: le parole di ieri del Ministro Sacconi – ha detto –  secondo il quale i giovani dovrebbero essere pronti ad accettare di tutto pur di lavorare, visto che c’è la crisi, sembrano voler negare l’impegno giovanile e ciò da più forza anche alla posizione di chi in Umbria vorrebbe politiche giovanili più incisive
Uno di questi è  Fabio Amato (36 anni), nato a Città di Castello e cresciuto a Foligno, responsabile esteri del PRC e candidato per il Centro (Umbria, Marche, Lazio e Toscana) alle prossime elezioni europee nella Lista Comunista e Anticapitalista.
 “In questa Europa – ha detto Amato in risposta a Sacconi –  tra precarietà e inaccessibilità della casa, le giovani generazioni sono tra le più deboli, tra le prime ad essere colpite da questa crisi: devono essere i protagonisti della nuova Europa, non essere ancora più sfruttati”.
Per il candidato umbro si vuole” sfruttare l’occasione per imporre condizioni di lavoro e salariali ancora peggiori di quelle attuali, già impossibili, salvare solo i propri amici banchieri e speculatori”.
“Provi Sacconi a vivere con mille euro al mese, o anche meno, a stare senza ferie, senza permessi, senza diritto alla maternità.
I giovani italiani già accettano condizioni umili, anzi, tra le peggiori d’Europa.
Dalla crisi si esce ridando dignità e diritti al lavoro. I bassi salari e la precarietà sono cause di questa crisi. La soluzione è aumentare i salari e abolire le leggi che hanno fatto proliferare la precarietà, come la legge 30 in Italia, e garantire servizi come asili  e un salario sociale. La questione giovanile (non) si risolve nel candidare veline e tronisti”.

Sullo stesso tema anche il Partito Socialista di Marsciano, per il quale “La scuola deve essere sempre più uno dei principali settori di attenzione e di investimento, consolidando una collaborazione da tempo sviluppata tra istituzioni scolastiche ed Amministrazione Comunale.
I principali obiettivi: potenziare il tempo pieno; concorrere allo sviluppo di strumenti didattici innovativi; fornir lo sviluppo delle lingue; concorrere economicamente a favore delle famiglie meno abbienti relativamente alle iniziative scolastiche che comportano esborsi di denaro (ad es. per le gite scolastiche); favorire l’inserimento di insegnamenti integrativi riguardanti l’educazione civica, la tutela della salute, l’orientamento al mercato del lavoro.”
Per l’attuale capogruppo socialista nel Consiglio Comunale marscianese “I gemellaggi con altre Città europee ed i rapporti con i Deputati europei vanno considerati anche come strumento per agevolare l’inserimento dei giovani nel contesto europeo.
Il rapporto con il mondo delle imprese va sempre più utilizzato come occasione d’incontro e di esperienza concreta nell’ambito della scuola e con l’area della formazione professionale, sia al fine di un orientamento dei giovani al mercato del lavoro sia per sviluppare una elemento determinante per un ambiente favorevole allo sviluppo delle imprese, quale l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro.”

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