Rassicurazioni volte a chiarire che i suini non potranno essere il veicolo per infettare anche dall' Organizzazione mondiale della sanità

Dopo le rassicurazioni delle autorità italiane e dopo che la stampa mondiale sta cambiando la definizione del termine inizialmente usato in quello di “nuova influenza”, anche i servizi veterinari dell’Usl numero 2 dell’Umbria ribadiscono che «non vi è alcun pericolo relativo al consumo di carne di maiale o altri prodotti di salumeria» in riferimento alla nuova influenza e che «il controllo della filiera suina fa parte del sistema di sorveglianza di tutti i prodotti per l’alimentazione umana, in particolare in Umbria dove tale allevamento rappresenta una parte notevole dell’attività produttiva». 

"Le prove ottenute tramite esami sull’epidemia di influenza suina in Messico escludono che i maiali siano una fonte di trasmissione del virus." Lo ha detto il numero due dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’, Keiji Fukuda.
 

A testimonianza dell’impegno nella sorveglianza, in un comunicato, l’Usl 2 sottolinea che tutta la filiera alimentare è «assiduamente controllata, a salvaguardia del consumatore», da parte dei servizi veterinari.
Si evidenzia,in particolare, che i controlli nel 2008 hanno riguardato gli allevamenti, i mangimi, la macellazione e le carni fino al consumo. I test sui capi animali sono stati 42.269, i capi risultati infetti e abbattuti 6.580, le tonnellate di carni rosse ispezionate 14.727 e quelle sequestrate 52. Le aziende sottoposte a vigilanza sono state 1.008, quelle risultate non a norma 161.

Tra i problemi affrontati l’anno scorso dagli stessi servizi, che non hanno causato perciò danni alle popolazioni umbre, la contaminazione da melamina nel latte e negli alimenti contenenti latte provenienti dalla Cina, la diffusione della malattia vescicolare tra i suini, la chiusura temporanea di un supermercato di Perugia dove a seguito di un controllo era stata evidenziata una grave carenza igienica e l’emergenza diossina della carne di suino proveniente dall’Irlanda.
Nelle aziende di lavorazione dei salumi, i veterinari della Usl 2 «non hanno rilevato rischi importanti per la salute della popolazione anche perchè sono state respinte, prima ancora di essere utilizzate, partite di carni e di pesce non sufficientemente sicure, come ad esempio per la presenza, superiore alla norma, di metalli pesanti od altri inquinanti ambientali o per documenti commerciali non completi».

 

condividi su: