Quando è cominciata, ieri davanti alla Corte d’assise di Perugia, la requisitoria del pm nel processo a carico di Roberto Spaccino, il trentanovenne di Marsciano processato per avere ucciso nella loro villetta la notte tra il 24 e il 25 maggio del 2007, la moglie, Barbara Cicioni, 33 anni, all’ottavo mese di gravidanza, già si sapeva dove l’accusa sarebbe andata a parare, nonostante l’uomo si sia sempre proclamato estraneo all’accusa.
Ed, infatti, la condanna all’ergastolo di Roberto Spaccino è stata chiesta dal pm Antonella Duchini al termine della sua requisitoria davanti alla Corte d’assise di Perugia durata l’intera giornata.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Spaccino uccise la moglie al termine dell’ennesima lite.
In particolare – ritengono gli inquirenti – la percosse e soffocò in camera da letto, provocandone la morte.
Il pubblico ministero ha detto che quelle riscontrate sulla vittima sono «lesioni intenzionalmente dirette a uccidere».
Il feto era quello di «una bambina interamente formata che poteva nascere quel giorno stesso e sarebbe sopravvissuta». «La stessa condotta – ha sottolineato l’accusa – ha ucciso la madre e la bambina che aveva in grembo».
Ripercorrendo le indagini condotte dai carabinieri il magistrato ha sottolineato che nella casa del delitto «non è stata trovata una sola impronta o una traccia di Dna di un estraneo.
Secondo gli investigatori l’imputato simulò poi una rapina per sviare i sospetti.
La difesa di Spaccino ha invece ipotizzato che qualcuno entrò nella villetta durante la sua assenza, approfittando forse di una persiana lasciata semiaperta.
Agli inquirenti l’ex camionista ha riferito che una volta rientrato trovò la donna ormai morta in camera da letto.
Prenderanno da oggi in poi la parola le parti civili e quindi le difese.
Spaccino ha assistito all’intervento del magistrato seduto accanto ai suoi difensori, con alle spalle la polizia penitenziaria.
In aula anche i genitori e il fratello gemello, nonchè il padre e la madre della Cicioni che si sono costituiti parte civile.
A presiedere la Corte d’assise è Giancarlo Massei che guida anche il collegio, con una diversa composizione, che sta processando anche Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l’omicidio di Meredith Kercher.








