La questione della possibile confusione tra prodotti innocui e quelli pericolosi, entrambi contenuti in contenitori simili e dello stesso colore (che concorse alla tragedia dei clisteri killer all'ospedale di Todi), alla base dell'incidente capitato ad un noto magistrato

C’è voluto l’incidente occorso a un magistrato per rilanciare su scala nazionale un aspetto che non ha avuto l’attenzione che meritava nella vicenda dei clisteri killer all’ospedale di Todi di qualche tempo fa.
Lì a concorrere alla tragedia fu la somiglianza tra le confezioni di due prodotti chimici: uno innocuo e medicinale,l’altro caustico per la pulizia e sterilizzazione degli strumenti.
Ora la pratica indistinguibilità tra prodotti ha colpito il procuratore capo di Frosinone, Margherita Gerunda, che la scorsa settimana ha ingerito della soda caustica, al posto dell’acqua, in un bar vicino al Palazzo di Giustizia.
Il magistrato, in collegamento telefonico durante la trasmissione «Uno Mattina» dal Policlinico Gemelli dove è stata trasportata d’urgenza, ha chiesto «una proposta di legge o un disegno di legge governativo da fare con procedura d’urgenza per evitare che ci sia un ennesimo caso, perché temo che il mio non sarà l’ultimo».
«Forse è giunto il momento di smettere di fare la cronaca di queste situazioni – ha aggiunto Gerunda – Ci sono delle proposte che sono state già lanciate da tempo per obbligare i produttori di queste sostanze caustiche a colorare e a dare un odore particolarmente intenso a queste sostanze per fare in modo che sia immediatamente riconoscibile che non si tratta di sostanze di tipo alimentare. È un’idea lanciata più volte, ma che si è sempre arenata al ministero della Sanità», ha concluso il procuratore.
E questa degli “arenamenti” sarebbe un altro aspetto che qualche procuratore dovrebbe studiare.

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