Per gli italiani il lavoro non solo stanca, ma stressa.
Da uno studio di Scs Consulting, società di consulenza strategica attiva nel settore della valorizzazione delle risorse umane emerge che in Italia sono oltre nove milioni, il 41% del totale, i lavoratori che soffrono di stress legato al proprio mestiere.
Nella classifica primeggiano i professionisti (40%), seguiti dai tecnici (35%) e dai manager (32%).
Dati decisamente peggiori rispetto a ciò che avviene in altre nazioni: in Gran Bretagna la percentuale di stressati è pari al 27% del totale della forza lavoro, in Germania è il 25% e in Francia il 24%, mentre la media europea è del 22%.
Tra le cause dello stress – secondo lo studio – ci sono l’intensificazione del lavoro, lo scarso tempo libero da dedicare alla vita privata e il precariato.
Forse per questo gli italiani sono tra più arrabbiati d’Europa, secondi solo agli inglesi, che guidano l’infelice classifica dei furiosi del Vecchio continente.
Lo dice un sondaggio, riportato sulle pagine del britannico Daily Mail, condotto su 6.000 europei tra inglesi, francesi, spagnoli, italiani, tedeschi, austriaci, greci, portoghesi, svedesi, norvegesi e danesi.
Gli svedesi, insieme a norvegesi e danesi: perdono la pazienza solo una volta ogni cinque giorni, mentre noi andiamo su tutte le furie ben 3 volte e mezzo al dì.
Solo i britannici peggio di noi: in collera, in media, quattro volte al giorno.
Anche all’ombra della torre Eiffel, però, ci si arrabbia non poco. I francesi perdono la pazienza ben tre volte nell’arco di sole 24 ore.
Nonostante ciò, l’Italia sembra tranquilla e molti si interrogano sul perchè.
In Inghilterra, per esempio, la rabbia che cova nell’opinione pubblica consiglia ad eminenti politici di battere in ritirata dalla vita pubblica, scendendo dai più alti scranni parlamentari, non appena si mette in dubbio la regolarità dei rimborsi spese.
Da noi no, lo sport delle dimissioni è ignorato anche di fronte a scandali di misura maggiore e la maggioranza non si arrabbia.
I tentativi di analisi dei comportamenti spaziano a tutto campo.
C’è chi dice che gli italiani sono “pecore” che amano essere padroneggiate dal “pastore” anche quando le bastona. E’ un’analisi che fece uno storico inglese subito dopo la seconda guerra mondiale riferendosi al famigerato “ventennio”.
C’è chi dice, invece, che gli italiani sono sempre stati “brava gente” cioè dei “buonisti”, gente che crede nella buona fede altrui. Ma allora non avrebbe dovuto aver avuto il grande successo che ha avuto il celebre detto di Giulio Andreotti “ pensare male è peccato, ma di solito ci si azzezza”, né il recentissimo soprassalto di “cattivismo” in tema di immigrazione.
C’è però anche un’ultima tesi, non proprio lusinghiera per il popolo italico, che sarebbe prima di tutto estasiato dai “furbi”, quelli che riescono a “fregare” gli altri, quelli che ognuno di noi vorrebbe magari essere.
Ed allora si spiegerebbe l’alta evasione fiscale, ma pure il crescere dell’approvazione per quanti appaiono essere “i più furbi dei furbi”.








