Poche dosi nelle mani di ciascun spacciatore che viene rifornito, a spaccio effettuato, da altri "colleghi"
questura


Dopo i numerosi arresti di spacciatori di  droga a Perugia, la polizia è dell’opinione che tra questi si sia realizzata una sorta di “cooperativa
”.
Non, dunque, un piccolo esercito di “cani sciolti”, ma veri e propri soci di un’organizzazione autogestita.
Nel corso di una conferenza stampa tenutasi in questura il capo della squadra mobile ha spiegato come «lo spaccio al minuto è spesso nel capoluogo umbro monopolio dei tunisini».
In particolare, per quanto riguarda il Parco di Santa Giuliana – ha sostenuto ancora Di Munno – «avevano creato una sorta di supermercato diviso in settori dove poter trovare, in particolare, hashish e marijuana».
Le varie attività di indagine, inoltre, hanno fatto emergere come lo spaccio di marijuana avvenga in particolare durante il giorno mentre quello di hascisc la sera.
«Dall’attività di controllo posta in essere costantemente dalla polizia – ha spiegato ancora il capo della mobile – è emerso come la modalità di spaccio abbia avuto una evoluzione. In particolare gli spacciatori tendono a muoversi tenendo con loro solo poche dosi di droga in modo da sfuggire all’arresto in caso di controllo.
Dosi che, in caso di richiesta da parte dei clienti – ha concluso Di Munno -, si scambiano tra di loro costituendo una sorta di “sistema di cooperazione”».
Ovviamente un tale sistema presuppone sia un forte legame “fiduciario” tra i vari spacciatori interessati, sia la presenza, in qualche luogo vicino a quello di spaccio di un sicuro deposito da cui attingere per “rifornire” gli spacciatori della droga, visto che in tasca ne portano poca ma sempre.
Le forze dell’ordine hanno sicuramente in mano elementi per sostenere la loro tesi, ma nell’ambiente perugino non sono pochi quelli i quali pensano che un tal livello di efficienza nello spaccio non possa prescindere da qualche mente pensante dal braccio forte  la quale, oltre che occuparsi di come organizzare la fase finale del commercio, estende le sue attenzioni anche alle fasi preliminari.
La “cooperativa” dunque potrebbe essere, invece, un esercito ben organizzato agli ordini di qualcun altro.
Un altro che si preoccuperebbe anche di tenere in perfetta efficienza le sue truppe, provvedendo ad inviare in prima  linea i rimpiazzi dei “caduti”, attingendo addirittura nel paese d’origine dei componenti della squadra.
L’arresto, avvenuto nei mesi scorsi, di clandestini sbarcati meno di 15 giorni prima a Lampedusa e subito divenuti spacciatori, lascerebbe infatti propendere per questa tesi che è stata avanzata anche in altre città italiane dove sono accaduti fatti analoghi e sono stati intercettati neo spacciatori freschi di traversata del Canale di Sicilia, con “piantine” del territorio italiano ove la città prescelta era cerchiata di rosso.
L’organizzazione, comunque strutturata, non potrebbe che cercare di estendere i vantaggi del “monopolio” anche all’acquisizione della droga e quindi diventare, ove riesca nell’intento per il quale occorrono anche capitali ingenti, l’interfaccia esclusivo degli importatori di stupefacenti.

condividi su: