Manca ancora il nome del 73mo che potrà andare a Strasburgo quando entrerà in vigore il Trattato di Lisbona ed in molti hanno presentato ricorso
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Chi è andato a votare per le elezioni europee difficilmente si è reso conto che
resti, quozienti, ripartizioni e soglie fanno parte di complicati calcoli matematici per definire la rappresentanza italiana a Strasburgo.
In primo luogo si è aperto il giallo intorno al 73/o rappresentante italiano al Parlamento di Strasburgo, che per ora sarà ammesso solo come «osservatore», ma diverrà effettivo con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona.
Ma mentre gli altri Paesi hanno già indicato i loro nomi «in più», l’Italia non ha ancora provveduto. È infatti necessaria una correzione della legge. E poi, probabilmente, un nuovo conteggio di quorum e resti. I tempi, perciò, potrebbero essere lunghi.
Quello che campeggia da giorni sul sito del ministero dell’Interno non è la ripartizione degli eletti in Europa, per circoscrizione e per partito, l’ufficialità arriverà solo con la proclamazione (probabilmente tra il 4 e il 10 luglio) da parte della Corte di Cassazione.
Ma la corte dovrà prima esaminare due diverse istanze cui si chiede di rivedere il risultato «ufficioso».
Un gruppo di non eletti di Pdl, Pd e Udc contesta cinque seggi sottratti a Sud e Isole e assegnati al Centro-Nord. Le liste della sinistra, ferme sotto lo sbarramento, rivendicano un europarlamentare ciascuna in base ai resti.
Tutti anticipano di essere
pronti a fare ricorso al Tar del Lazio, ove la Cassazione non dovesse dar loro ragione.

All’Italia centro-settentrionale sono infatti stati assegnati in totale 5 seggi in più di quanti previsti dalla ripartizione prospettata prima delle elezioni da un decreto del presidente della Repubblica. 
Ne avrebbero tratto vantaggio 2 eletti del Pdl e uno ciascuno per Udc, Pd e Lega, a tutto svantaggio di altrettanti colleghi del Meridione.
Non si tratta, precisano gli stessi ricorrenti, di errore o malafede da imputare al ministero dell’Interno.Ma di un problema che potrebbe essere «assai complesso», secondo fonti della stessa Cassazione e che riguarda l’interpretazione della legge elettorale per le europee del 1979.
Il più alto astensionismo nel Meridione, insieme al minor numero di partiti che partecipano al riparto, hanno determinato un inedito vistoso squilibrio a favore del Centro-Nord. 
La distribuzione si calcola sulla base dei voti validi riportati da ogni lista nelle singole circoscrizioni «La ripartizione -ha precisato il Viminale – è effettuata sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione. È pertanto insito nel sistema della legge l’eventuale non allineamento tra la distribuzione dei seggi ex decreto del Presidente della Repubblica, adottato il 1ø aprile 2009, e la distribuzione calcolata sulla base dei voti validi riportati da ogni lista nelle singole circoscrizioni. Fenomeno che dal 1979 ad oggi si è costantemente verificato.

Prc-Pdci e Sinistra e Libertà invece si appigliano a un presunto «errore» della legge che ha introdotto lo sbarramento al 4% e li ha esclusi da Strasburgo. Sostengono che una norma li ammetterebbe almeno al riparto dei seggi in base ai resti, consegnando così un eletto ciascuno.

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