In una lettera autografa di cinque pagine, l'uomo condannato in primo grado per l'omicidio della moglie Barbara Cicioni, avvenuto a Compignano di Marsciano, sottolinea che l’appoggio della sua famiglia e l’azione dei suoi legali è venuto solo dopo “un processo famigliare ‘allargato’ per garantirsi della completa innocenza"

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Nella giornata di oggi è arrivata alla redazione di TamTam una raccomandata spedita lo scorso 18 giugno da Roberto Spaccino dalla Casa Circondariale di Terni.
Dentro la grande busta gialla, cinque fogli a righe fitti di scritto, la cui trascrizione integrale proponiamo di seguito, ospitando invece a parte una nota di commento della redazione.

Sono Roberto Spaccino e mi sento il dovere, l’obbligo di rispondere all’articolo che è uscito sul vostro quotidiano, nel mensile di maggio, riguardante il mio caso. Ci sono dei punti che vorrei precisare e che la gente, i signori lettori del vostro quotidiano, venisse informata sui fatti.
E’ vero, per ora la mia condanna è stata talmente così pesante, ma secondo me anche tanto ingiusta, solo la parola ergastolo mi fa rabbrividere, io la paragono ad una condanna a morte, anche se sono cosciente che per ora si tratta di una condanna in primo grado.
Con i miei legali, ricorrerà in appello, e se non bastasse faremo ricorso anche in Cassazione, lotterò fino in fondo per dimostrare a tutti che io sono innocente e che con la morte della mia povera moglie Barbara e della mia piccola Elena, io non c’entro nulla.
Ma anche se questi due gradi di giudizio non bastassero per dimostrare la mia innocenza, di sicuro, anzi sono certo che non mi fermerò qui, seguiterò con tutti i mezzi a mia disposizione possibili, con tutte le mie forze, per poter arrivare alla verità, costi quel che costi.
Ormai questa per me è diventata una vera guerra e che dovrò avere la forza di combattere fino in fondo, con la speranza che Dio mi seguiti a dare forza e coraggio.
Per ora i giudizi hanno confermato l’impianto accusatorio presentato dal pubblico ministero, dott.ssa Antonella Duchini, e da parte di tutte le parti civili.

Mi sento il dovere di rispondere al vostro articolo, rivolgendomi in particolar modo a chi lo ha scritto, gli vorrei far presente che quando si scrivono articoli su casi così delicati, prima di tutto si dovrebbe essere un po’ più obbiettivi, con la consapevolezza che si stà giocando spesso con i sentimenti e la vita delle persone. Non si dovrebbe sentire una sola campana, per me questa si chiama male informazione.
So molto bene che il vostro giornale ha sede Todi e potrebbe essere un po’ di parte, mi auguro di no (sapete a cosa mi riferisco), ma per questo non voglio farne una polemica,  non è mia intenzione.
Vi prego solamente di stare qualche volta anche dalla parte di chi in tutta questa storia ci ha rimesso più di tutti, ed è stato sempre costretto a subire, specialmente da parte di tutti i mezzi di informazione, i quali hanno sempre tenuto a pendere dalla parte accusatoria. Considerando me il colpevole ideale da dare in pasto ai lupi, sin dal primo giorno dell’accaduto, per tutti ero il colpevole ancor prima di essere giudicato.

E’ vero, secondo l’accusa io sono risultato un grande bugiardo, ho raccontato tante menzogne, falsità, è stato bugiardo mio padre, mio cugino Michele, mia cognata Claudia e mia zia Lorenza, per questo sono stati denunciati alla Procura di Perugia per ipotesi di falsa testimonianza.
Tutti noi abbiamo mentito, è stato dato del falso anche al Prof. Francesco Bruno e al al prof. Carlo Torre, consulenti della mia difesa, anche loro secondo l’accusa hanno mentito.
I miei legali sono stati denunciati per favoreggiamento presso la procura di Firenze, l’avv. Michele Titoli, secondo l’accusa e quello che è stato riportato nel vostro articolo, è stato accusato per aver fatto uscire dal carcere di Terni una mia lettera, e l’avv. Luca Gentili invece, per oltraggio al magistrato durante l’udienza dell’ultima requisitoria.
Tutto questo secondo me è veramente troppo
, chi ha potuto partecipare di persona a tutte le  udienze del mio processo, di sicuro ha potuto notare che a mentire non sono stato io, tantomeno mio padre, mio cugino, mia cognata e mia zia: loro hanno solo cercato di ricostruire e ricordare attraverso le loro testimonianze in maniera più precisa possibile i momenti risalenti a quella sera, drammatica sera, che sia per me, sia per tutta la famiglia ha lasciato un vuoto incolmabile.

Per quanto riguarda l’accusa fatta all’avv. Titoli, non è assolutamente vero che ha fatto uscire dal carcere una mia lettera, quella lettera l’avevo scritta io di persona per un nostro amico in comune, il quale avrebbe festeggiato il suo 50° anno, siccome in quel periodo la mia corrispondenza impiegava diversi giorni prima di arrivare al destinatario, a volte impegnando anche più di 15 giorni, così pensai di mandare questa lettera di auguri tramite il mio amico e avvocato Michele Titoli, ero sicuro che averla spedita a lui sarebbe arrivata prima, e che l’avrebbe consegnata lui di persona al nostro amico Loriano, la sera del suo compleanno.
Per quanto riguarda invece l’avv. Luca Gentili, sono rimasto veramente stupito di questa cosa, io sono stato sempre presente a tutte le udienze, sono stato sempre accanto a lui e non mi sembra che il mio avvocato abbia offeso il pubblico ministero, ero presente anche all’ultima requisitoria e non credo che se fosse successo, mi sarebbe sfuggita una cosa del genere.

Ripeto ancora una volta, tutti coloro che hanno partecipato di persona alle udienze del mio processo, specialmente alla fase conclusiva dibattimentale, di sicuro ha notato che a mentire non sono stato io, e neanche i componenti della mia famiglia, tantomeno i miei legali e tutti coloro che mi stanno assistendo al processo.
Anzi, sono emerse delle circostanze abbastanza strane, le quali non sono state prese neanche in considerazione, tutto questo perchè secondo me era già stato tutto deciso, la mia condanna era nell’aria da tanto tempo, essendo stato vittima massacrata di una campagna molto mediatica, ai limiti della sopportabilità.
Posso solo dire con certezza, che sia io che tutta la mia famiglia abbiamo fatto tutto il possibile e con la massima onestà per far emergere la faccenda più chiara possibile.
Continueremo a fare tutto il possibile perchè si arrivi quanto prima alla verità, perchè è l’unica cosa che mi permetterebbe di porre la parola fine di tanta violenza in questa storia così dolorosa e drammatica per tutti noi.

Fino ad ora, ritengo che la mia condanna si è basata su tanta ignoranza dei fatti reali, che pur con tanto impegno e nonostante la violenza subita e che ancora continua.
Famigliari, conoscenti di lunga data, e i legali con le loro competenze, con tanto impegno gli uni e competenze gli altri, hanno la responsabilità di demolire una sommaria analisi che ha portato a tale sentenza.
L’accusa, con le menti e con gli strumenti tecnici, ha impegnato tutte le sue forze per una sola ipotesi, per una sola tesi: la mia colpevolezza! La stessa non si è impegnata minimamente, almeno per quanto si è visto ufficialmente, con le proprie possibilità umane e professionali per ipotesi alternative alla mia colpevolezza.
Non sono la persona che è stata descritta dai media, e non solo: il mostro, l’uomo dominatore che maltrattava sia la moglie che i suoi figli.

Con l’aiuto dei miei avvocati, Luca Gentili e Michele Titoli, e con tutte le persone che stanno collaborando con loro al mio caso, sottolineo l’insostituibile sostegno ai miei famigliari, che anche loro, altro che falsi nelle loro dichiarazioni! Mi hanno sottoposto a un processo famigliare "allargato" per garantirsi della mia completa innocenza.
Solo dopo averla verificata, per giorni e giorni, hanno deciso che il proprio figlio, fratello e cognato, era degno di meritare tutta la loro fiducia e il loro sostegno vitale.
Mi impegnerò con tutte le mie forze per poter dimostrare tutta la mia innocenza, è un mio dovere farlo, sia per me stesso e sia perchè sia stata fatta giustizia: io a Barbara volevo bene! L’ho amata… e l’amerò per sempre, amo i miei figli, Nicolò e Filippo e lotterò con tutte le mie forze per poterli rivedere il prima possibile, perchè io ho bisogno di loro, come loro hanno bisogno di me.
Nicolò e Filippo sono tutto quello che mi è rimasto, sono la mia forza, il mio coraggio, senza di loro non saprei dare più un senso vero alla mia vita.
Per questo chiedo e ho chiesto l’intervento di tutte le massime cariche dello Stato, chiedo alla giustizia, per la quale ho già pagato tantissimo, di non farmi pagare ancora un prezzo così alto, con una condanna, che ripeto, per me è come una condanna a morte.
Voglio solo arrivare alla verità perchè credo ancora a questa giustizia umana, e lotterò con tutto me stesso fino in fondo per arrivare a questo.
Vi ringrazio per la prestata attenzione!

Terni, Casa Circondariale di Terni                                      Roberto Spaccino

P.S. Spero tanto, e conto sulla vostra disponibilità che questo mio scritto venga pubblicato nella vostra rivista che uscirà a luglio. Grazie!
Da evidenziare che questa confessione vera ee reale mi costa tanto; la forza è l’effetto della mia innocenza, posso avere tutti contro, ma è fondamentale avere me dalla mia parte!

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