Nella zona dei Monti Reatini un centinaio di scosse in quindici giorni
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Il direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’Ingv cerca di sdrammatizzare, ma si sta attentamente monitorando il succedersi di scosse sull’Appennino, nella zona tra L’Aquila e Rieti con propaggini anche sul versante ternano.
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) lo ha segnalato alla Protezione Civile.
Motivo è che i terremoti registrati nella zona dei Monti Reatini, attorno a Montereale (L’Aquila), corrispondono all’attivazione di «una sequenza nuova, spostata rispetto all’evento dell’Aquilano».
In 15 giorni ne sono avvenuti un centinaio, la cui magnitudo va da 2,5 a 3,9. L’area è delicata perchè nel 1703 è stata interessata da un evento più forte di quello avvenuto il 6 aprile scorso nell’Aquilano.
Un altro motivo di attenzione è nel fatto che la zona dei Monti Reatini interessata dalla nuova sequenza è adiacente alla faglia che ha provocato il terremoto dell’Aquilano.
L’Ingv ha tenuto a precisare che ciò «non autorizza nessun tipo di interpretazione». L’ultima scossa sull’Appennino centrale si è avuta ieri intorno alle 18, ma a vedere i dati si registra una forte concentrazioni di scosse, almeno altre 15,  in tutta l’area delle isole del Dodecannesso, in Grecia, Cipro, Turchia, Macedonia e Serbia quasi a voler indicare in queste zone una forte pressione, di cui i movimenti della terra nell’Italia Centrale potrebbero essere una conseguenza.

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