I tentacoli che avviluppano anche Perugia nel traffico di droga hanno un ‘cervello’ in Albania, ed un corpo, le centrali operative, nell’hinterland milanese, a Rimini e in Valle d’Aosta.
A scoprirlo è stata la GdF di Aosta che ha sgominato un’organizzazione di albanesi la quale gestiva un vasto traffico di cocaina, proveniente dall’Olanda e poi rivenduta sul mercato italiano.
23 provvedimenti restrittivi (18 in carcere e 5 arresti domiciliari), di cui 20 eseguiti sono il bilancio dell’operazione – denominata ‘White eagle’
Coinvolti due clan – originari del nord dell’Albania (zona di Tropoje) – che ordinavano la droga da connazionali residenti in Olanda, la portavano in Italia con corrieri e poi la smerciavano attraverso parenti o connazionali ma anche pusher italiani.
Grossi quantitativi, mai meno di mezzo chilo, venivano nascosti in Valle d’Aosta e spostata, a seconda delle richieste di mercato, a Milano e a Rimini, da dove ripartiva per Varese, Firenze, Perugia, Pesaro, Roma e altre zone del nord e del centro Italia.
La droga era nascosta in intercapedini ricavate sulle auto, principalmente nel vano air-bag, durante i viaggi; gli accordi venivano presi con chiamate da telefoni pubblici, quasi sempre sull’autostrada; corrieri e spacciatori sovente non si conoscevano tra loro.
A scoprirlo è stata la GdF di Aosta che ha sgominato un’organizzazione di albanesi la quale gestiva un vasto traffico di cocaina, proveniente dall’Olanda e poi rivenduta sul mercato italiano.
23 provvedimenti restrittivi (18 in carcere e 5 arresti domiciliari), di cui 20 eseguiti sono il bilancio dell’operazione – denominata ‘White eagle’
Coinvolti due clan – originari del nord dell’Albania (zona di Tropoje) – che ordinavano la droga da connazionali residenti in Olanda, la portavano in Italia con corrieri e poi la smerciavano attraverso parenti o connazionali ma anche pusher italiani.
Grossi quantitativi, mai meno di mezzo chilo, venivano nascosti in Valle d’Aosta e spostata, a seconda delle richieste di mercato, a Milano e a Rimini, da dove ripartiva per Varese, Firenze, Perugia, Pesaro, Roma e altre zone del nord e del centro Italia.
La droga era nascosta in intercapedini ricavate sulle auto, principalmente nel vano air-bag, durante i viaggi; gli accordi venivano presi con chiamate da telefoni pubblici, quasi sempre sull’autostrada; corrieri e spacciatori sovente non si conoscevano tra loro.
A gestire tutto dalla madre patria un potente boss albanese, che ordinava le partite di cocaina all’ingrosso, contattava acquirenti e venditori, stabiliva i prezzi e le modalità di consegna. Un suo connazionale residente ad Aosta era il principale referente della ‘famiglia’in Italia.
Il livello sofisticato dell’organizzazione è rivelato dal fatto che spesso le cessioni agli spacciatori al dettaglio avvenivano in conto vendita.
Il livello sofisticato dell’organizzazione è rivelato dal fatto che spesso le cessioni agli spacciatori al dettaglio avvenivano in conto vendita.








