L'azienda orvietana, accusata di grosse frodi fiscali dalla Gdf, gestisce la maggior parte dei Cup delle aziende sanitarie della regione, ivi compresi quelli della Usl2
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La vicenda della ditta di Orvieto sanzionata dalla  finanza  per ricavi non dichiarati per 3 milioni di euro, Iva non versata per 800mila euro, base imponibile Irap sottratta a tassazione per 3 milioni di euro, ritenute Irpef operate per circa 700mila euro ma non versate, 822mila euro di contributi Inps non versati per i propri dipendenti, potrebbe sconvolgere anche  l’attività sanitaria in Umbria e dimostrare quanto sia illusorio l’affidamento esterno di attività erroneamente ritenute non rientranti nel  “core business” delle aziende sanitarie.
Attualmente l’azienda gestisce gli sportelli CUP delle usl di Umbria, Lazio e Sicilia.
In Umbria gestisce i servizi di sportello per la Usl 1 di Città di Castello, la Usl 4 di Terni e la Usl 2 di Perugia e l’azienda ospedaliera di Perugia.
Nel Lazio, la Asl di Roma A (3 ospedali: Regina Margherita, San Giacomo, George Eastman, ed il I- II- III- IV distretto ospedaliero). In Sicilia, infine, la società gestisce le prenotazioni  della Asl 5 di Messina e dell’ospedale Papardo.
Sono soprattutto le aziende sanitarie fuori dell’Umbria quelle che pagano con maggior ritardo ed il credito della società nei loro confronti ha raggiunto grossi importi.
 
Le somme sottratte al fisco scoperte dalla Guardia di Finanza, nel corso di un’indagine durata alcuni mesi, fanno riferimento al solo anno 2007, ma risulterebbe anche che la società sarebbe recidiva. 
La società, inoltre, rischierebbe seriamente il sequestro cautelativo dei beni e dei crediti vantati dalla società stessa nei confronti di terzi.
Le preoccupazioni maggiori non sarebbero solo per gli oltre duecento dipendenti, ma è chiaro che a soffrirne sarebbero subito i servizi delle aziende sanitarie, i cui amministratori sono stati spinti ad esternalizzare il servizio, non tanto per avere risparmi di spesa, quanto per operazioni di abbellimento dei bilanci, voluti non da oggi dalle autorità governative italiane.
Le fatture che le società a cui sono stati affidati i servizi emettono, infatti, non vengono contabilizzate nella voce “costi del personale” ma in quella di “acquisto beni e servizi” che fa tutt’altra impressione illudendo che tali costi possano essere facilmente dimessi e comunque dando l’impressione di aziende agili.

Sulla vicenda si registrano le prime reazioni politiche.
il capogruppo An-Pdl a Palazzo Cesaroni, Franco Zaffini,  annuncia una nuova interrogazione  "per conoscere le ripercussioni in termini di disservizi per i cittadini e di disagi per i dipendenti
della società" e quali provvedimenti siano stati adottati dalla Giunta regionale.
Zaffini ricorda di aver "denunciato (che) lo scorso luglio, infatti, la società risultava inadempiente nei confronti dei dipendenti che non ricevevano lo stipendio da due mesi, nonostante la Regione, tramite Webred, trasferisse regolarmente le risorse contrattualmente previste per le prestazioni “e “lo stesso assessore Rosi, rispondendo alle mie richieste, aveva evidenziato che erano in corso degli accertamenti, da parte delle Asl, per verificare il rispetto della normativa prevista in questi casi e che, in base alle risposte fornite dagli enti pubblici competenti in materia (Inps e Inail), sarebbero stati presi provvedimenti".
 

 

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