Il provvedimento, ritenuto valido, era stato del Tribunale del riesame che aveva dato ragione al pubblico ministero nonostante il parere contrario del Gip
inceneritore-terni

Le vicende dell’inceneritore dei rifiuti, per chi ci crede chiamato anche termovalorizzatore, sono approdate alla  suprema Corte di Cassazione.
Si tratta di fatti solo paralleli a quelli che vedono imputati vari amministratori per il malfunzionamento dell’impianto, ma che possono contribuire a chiarire il “clima” che si respirava nell’impianto.
La Cassazione ha confermato la sospensione dall’incarico di direttore generale dell’azienda municipalizzata per lo smaltimento dei rifiuti urbani di Terni accusato dai lavoratori di compiere nei loro confronti atti di mobbing per metterli a tacere sulla carenza degli impianti di sicurezza e di prevenzione degli infortuni, in particolare presso l’impianto del termovalorizzatore.
Nonostante che il manager sostenga che si era limitato a infliggere dei corretti provvedimenti disciplinari, la Suprema Corte ha ritenute solide le testimonianze sui suoi «contegni prevaricatori attuati nei confronti di numerosi dipendenti», anche dopo l’avvio dell’inchiesta penale nella quale è indagato per maltrattamenti, abuso di ufficio, lesioni personali, violenza privata e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche.

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