Zopa.it, la prima community italiana di social lending ha annunciato "la sospensione delle attività in seguito alla cancellazione dall'albo degli intermediari finanziari".
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La notizia  mette in subbuglio il mondo del social lending: Zopa.it, la prima community italiana di social lending ha annunciato "la sospensione delle attività in seguito alla cancellazione dall’albo degli intermediari finanziari".
Nel sito si può leggere che il sito è in stand by ma che verrà comunque garantita la gestione di tutti i flussi di pagamento e le attività di recupero credito; di fatto da ieri non si possono concedere nuovi prestiti e non si possono modificare le offerte esistenti.
Andiamo per ordine: Zopa.it (di cui avevamo già parlato) è nato in Gran Bretagna nella primavera del 2005, ed è attiva in Italia dal 2008
La community di Zopa (ZOna di Possibile Accordo) è fatta da richiedenti (chi chiede un prestito, da 1.500 a 15.000 €, da restituire in 12, 24, 36 e 48 mesi) e da prestatori (chi investe prestando ad altri, da 100 a 50.000 €) che interagendo direttamente tra loro determinano i tassi.
Un metodo innovativo e figlio della rete, senza intermediari e con tassi convenienti da ambo le parti; Zopa sulle transazioni percepiva circa l’1%, mentre i prestatori hanno ad oggi un tasso medio del 7,5% e tassi spesso convenienti anche per i richiedenti.
Questo sistema ha avuto successo in questo anno di attività: 40.000 sono gli iscritti e 5000 persone hanno effettuato transazioni tramite Zopa, facendo girare 7 milioni di euro.
Finchè, si legge in una nota di Zopa.it, “In data 10 luglio 2009 è stato notificato a Zopa il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, su indicazione di Banca d’Italia, ha cancellato Zopa dall’elenco degli intermediari finanziari ex art. 106. Come conseguenza immediata Zopa ha sospeso la trattazione di nuovi prestiti e l’ingresso di nuovi Prestatori.”
Una notizia che ha lasciato attoniti sia gli utenti sia Zopa stessa: Maurizio Sella, a.d. di Zopa.it, ha commentato “Siamo molto sorpresi da questa decisione che ci sembra dovuta unicamente a valutazioni di carattere tecnico-giuridico sul funzionamento della piattaforma, a fronte delle quali peraltro avevamo proposto una soluzione definitiva.
Abbiamo sempre collaborato con Banca d’Italia, fin dalla fase di progettazione di un’iniziativa sicuramente non codificata.
Nel gennaio 2008 abbiamo iniziato ad operare dopo avere ricevuto l’ok dell’Ufficio Italiano Cambi e da quel momento Zopa è stato un grande successo, soprattutto in un momento storico in cui il credit crunch escludeva intere fasce sociali dall’accesso al credito. Ci siamo attivati per tutelare la nostra posizione e la community in tutte le sedi e in tutti i modi che ci saranno consentiti, confido in un rapido rientro alla normalità.”
Non è da meno la reazione sul web: molti utenti si scagliano contro le lobby della banche, rimarcando la bontà e l’etica del progetto che sta dietro la comunity: “…grazie Italia …invece di controllare la mafia rompete dove non ce bisogno …ma per Parmlat non si sono accorti prima….” dice l’utente MenoBanche; Lorenzo invece dice: “Zopa è un progetto innovativo in cui credo fortemente, vorrei capire esattamente cos’è successo: se effettivamente c’è qualcuno che vi sta, ingiustamente, sbarrando la strada o se vi sono delle mancanze da parte vostra. Sempre nell’ottica della massima trasparenza..!”.
Molti fanno notare come Zopa riesca ad operare senza problemi in altri paesi, anche in Inghilterra, proponendo di fare un ricorso alla Corte di Giustizia Europea.
Per il momento sembra che gli utenti debbano stare tranquilli ed aspettare nuovi sviluppi.

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