Nonostante che l’incremento dei debiti non onorati alla scadenza in Umbria , nel primo semestre 2009, rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, sia più alto più che nella media nazionale, la regione non se la passa così male come le altre regioni del centro Italia.
L’Umbria, infatti fa registrare un importo di “sofferenze”di 30.595.009 euro a carico di 9.158 soggetti con un incremento dell’insoluto del 16,3% ( media nazionale 12,7%) e dei soggetti del 7,5% (nazionale del 5,2%).
Nel Lazio gli incrementi sono stati rispettivmente del 22,1% e del 5,5%. In Toscana del 27,6% e 12,9%. Nelle Marche del 21,2% ed 11,8%.
Complessivamente in Italia, nei primi sei mesi dell’anno, assegni, cambiali e tratte non onorate hanno raggiunto un monte totale superiore a 2,2 miliardi di euro. A dirlo è un’analisi condotta da Unioncamere dalla quale risulta un andamento diverso tra le varie insolvenze.
Risulta in forte riduzione il numero degli assegni scoperti (-11,1% nel semestre) a cui è però corrisposto un aumento praticamente uguale nel valore medio (+10,8%), con la conseguenza che il monte complessivo è diminuito solo dell’1,5%, lasciando alto il valore totale che si avvicina a quasi 1,3 miliardi. +15%.
Le cambiali a vuoto sono cresciute sia nel numero (+15,1%), sia nel valore medio (+20,4%), con il risultato che i pagherò rimasti sulla carta hanno registrato una crescita del 38,7% rispetto ai primi sei mesi del 2008, per un controvalore totale vicino al miliardo di euro.
In aumento anche le tratte, strumento di pagamento residuale ma ancora in uso nel mondo degli affari: il numero di quelle non incassate tra gennaio e giugno è cresciuto del 25,9%, mentre l’importo totale è aumentato del 28%.
In valore assoluto, le regioni dove più si concentrano le mancate promesse di pagamento sono Lombardia, Lazio e Campania con un monte di scoperto pari, rispettivamente, a 422, 399 e 334 milioni di euro (il 52% dell’insoluto nazionale nel semestre. )
A primeggiare è Roma (quasi 320 milioni di euro promessi e mai pagati), seguita da Milano (240) e Napoli (180).
Ma dove il fenomeno sta esplodendo con tassi di crescita elevati nel numero dei protesti è il Veneto (+30,7%), Ai veneti va anche il primato per il maggior incremento degli importi insoluti (+38,3%) con un valore medio dei protesti che si attesta a 4.216 euro (contro una media nazionale di 3.031 euro).
- Redazione
- 20 Agosto 2009









