La Confesercenti ha rielaborato le statistiche dell'agenzia delle entrate per dimostrare che il reddito medio non è poi troppo basso anche se resta da contribuenti minimi
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Alla Confesercenti non è andato giù quanto si è scritto sui dati delle ultime dichiarazioni dei redditi, diffusi qualche settimana fa dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia.
L’organizzazione è scesa quindi  in campo con i suoi dati sulle tasse che vogliono smentire l’impressione derivante dal fatto che facendo i calcoli, risultava che il reddito medio complessivo dei commercianti ammonta mediamente a 19.795 euro e dice «basta alla gogna fiscale» che interessa i contribuenti che hanno un negozio o un pubblico esercizio, sottolineando che il dato è comprensivo delle imprese in perdita.
Un commerciante dichiara, con questa “correzione”. mediamente un reddito annuo di oltre 31.000 euro e comunque l’83% delle dichiarazioni fiscali degli imprenditori del settore è «congrua», cioè in regola, con gli studi di settore.. ». L
‘organizzazione dunque ha messo a punto uno studio che nel dettaglio offre le cifre sulla fiscalità del settore. L’81,4% delle imprese del commercio ha un reddito positivo che nella media è pari a 31.370 euro. E ancora: il 70,3% delle imprese non ha dipendenti. Ogni anno poi aprono e chiudono oltre 200.000 imprese nel settore (il 14%). «Sono attività – spiega Confesercenti – che ovviamente non sono in grado di contare su redditi elevati e, di conseguenza, pesano sulla media complessiva abbassando il livello del reddito medio».
Per la Confesercenti occorre fare chiarezza anche sui dati relativi ai redditi delle imprese che operano nei pubblici esercizi, dai bar agli alberghi, dai ristoranti ai campeggi. In questo caso, a fronte di una media di redditi dichiarato al fisco di 14.597, il reddito medio del settore – depurato da quello delle imprese in perdita- si attesta attorno ai 23.000 euro.

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