Nella provincia i lavoratori domestici rappresentano il 16% del totale, mentre sono state presentate oltre 7mila richieste di assunzione da parte delle aziende a fronte di 2500 posti disponibili
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Attuare da subito una regolarizzazione ampia che estenda i benefici già individuati per colf e badanti a tutti gli altri lavoratori stranieri. Lo sollecita la Cna Provinciale di Perugia che ricorda come nella sola Provincia di Perugia l’incidenza dei lavoratori stranieri è in continua crescita come in costante aumento è pure la presenza di imprese fondate da extracomunitari. Ad oggi, sono oltre 5000 i titolari o soci di imprese gestite da stranieri che producono oltre il 5% del PIL regionale.
"La decisione del Governo in ordine alla regolarizzazione di colf e badanti – dichiara Fabiano Coletti responsabile del servizio immigrazione Cna World – segna un positivo ed importante passo avanti. Ma fermarsi ai lavoratori domestici  non sarebbe né giusto né utile. Avendo sancito per legge il reato di clandestinità (ingresso e soggiorno), ora non è più tempo di proclami ideologici, ma di buon senso e buon governo. Per questo – ripete Coletti – è bene che la opportunità di regolarizzazione venga estesa anche a quelle imprese e a quei lavoratori stranieri altrimenti condannati allo stato di irregolarità”.
Cna evidenzia che la quota dell’assunzione dei lavoratori stranieri nella Provincia di Perugia è del 25%. In sostanza ormai un lavoratore su quattro è immigrato. Nel contempo, i lavoratori domestici rappresentano il 16% del totale. “Una quota considerevole – nota Coletti – ma non maggioritaria. Nell’edilizia ad esempio la percentuale sale al 20%, nel manifatturiero è del 19%. Ed a queste vanno poi aggiunte le presenze nell’agricoltura (15%) e nel settore turistico-ricettivo (14%)”. Senza ulteriori provvedimenti, rimarca Cna, rimarrebbero “irregolari” tra i 250 e i 300mila lavoratori extracomunitari (calcolando esclusivamente quanti hanno presentato richiesta di assunzione in base ai decreti flussi 2007 e 2008), impiegati nelle imprese italiane, soprattutto nelle costruzioni, nell’agricoltura, nel turismo, nell’industria manifatturiera e nel commercio al dettaglio. Si tratta di una cifra pari a circa il 10% della popolazione extracomunitaria regolarmente soggiornante (dati 2008).
“Nella sola Provincia di Perugia sono state oltre 7mila le richieste di assunzione in settori diversi dal lavoro domestico, in larghissima parte eccedenti la quota prevista. Per contro – aggiunge Coletti – i posti disponibili sono appena 2500. Sono quindi ancora troppe le richieste di lavoro che rimangono inevase e ciò – puntualizza – comporta un ulteriore aggravio di difficoltà per le nostre imprese, strette tra la difficile situazione congiunturale ed una carenza di manodopera in molti settori dei servizi e della produzione, quali meccanica, legno, impiantistica e servizi alla persona. Una vera tagliola che non rende giustizia ad un mercato del lavoro che in Umbria continua a dimostrarsi dinamico e in controtendenza rispetto alla situazione più volte denunciata a livello nazionale. C’è infatti una naturale  e sana domanda di lavoro regolare da parte delle famiglie e delle imprese che non risponde alla domanda prevista dal decreto flussi".

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