L'iniziativa che tende a richiamare l'attenzione sulla parte mediana della penisola sembra limitata a Lazio e Marche
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La “questione Centro Italia” pian piano sta prendendo piede, anche se dall’Umbria ancora non sembra essersi alzata alcuna voce, forse nella consapevolezza che la regione è la più piccola del gruppo.
Dopo l’appello del presidente della Provincia di Pesaro Urbino Matteo Ricci,  anche un deputato nazionale marchigiano torna sull’argomento. L’on. Oriano Giovanelli (Pd), ha osservato che la preoccupazione di Ricci è «evidente e motivata».
Secondo Giovanelli «il governo nazionale di centrodestra, stretto com’è dalla pressione della Lega nord e da Lombardo – osserva -, finisce per porre in secondo piano le problematiche che interessano il Centro Italia, già messo a dura prova dagli effetti profondi della crisi finanziaria, produttiva e sociale che sta colpendo il Paese».
Il deputato Pd cita anche un precedente storico: «proprio un secolo fa un altro pesarese, Ugo Tombesi, rifletteva in modo originale e approfondito sulla questione marchigiana», allargando il suo ragionamento anche «a Umbria e Lazio».
Anche in quel caso, le riflessioni «muovevano da due fatti che chiamavano in causa il Governo di allora che essi ritenevano sdraiato sul Nord, avviato ormai a una impetuosa modernizzazione industriale, e dall’altro lato (forzatamente) attento a predisporre misure speciali per la Sicilia e il Sud».
L’iniziativa culminò nella redazione del documento unitario sulle emergenze del Centro Italia del 1906.
Giovanelli invita a cogliere le analogie con quell’episodio: «il primo monito deve essere: mai da soli. La scelta strategica di un’azione comune del Centro Italia è giusta. Ci sono caratteri storici, culturali e sociali molto simili e c’è anche un modello di sviluppo a cavallo fra agricoltura e distretti produttivi altrettanto simile. C’è un ritardo infrastrutturale comune e il bisogno di affrontarlo con una visone sinergica».

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