A manifestazione conclusa, Antonino Ruggiano e Maurizio Costanzo hanno analizzato l'edizione 2009 e gettato i presupposti per quella ventura; resta l'incertezza sui finanziamenti pubblici; attacco del direttore artistico alla Regione Umbria che avrebbe ostacolato l'evento tuderte per motivi politici
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Il Todi Arte Festival 2009 si è concluso domenica con la “Festa in piazza”, aperta dalla Fanfara della Polizia di Stato: a seguire è andata in scena la comicità intelligente e irresistibile di Giobbe Covatta, mentre Lillo & Greg, con la collaborazione della musica travolgente dei Blues Willis, hanno dato un saggio della loro raffinata capacità di mettere in satira l’immaginario collettivo.  Alle 19, in un Teatro Comunale purtroppo semivuoto, si è tenuto anche il concerto di Roy Gelato and The Giants, veterani del jazz internazionale che si sono misurati con il repertorio del grande entertainment statunitense.
Per i bilanci e le dichiarazioni programmatiche però l’atto conclusivo del festival è stato la conferenza stampa tenuta domenica mattina presso la sala conferenze dell’hotel Bramante.

Costanzo ha ribadito il significato ideologico del festival in termini di impegno sistematico per la difesa del teatro, e ha annunciato, come aveva fatto anche sabato sera, un documento che riassumerà le posizioni assunte e gli impegni presi nell’ambito del festival soprattutto in merito alla proposta di legge scritta dagli onorevoli Gabriella Carlucci ed Emilia De Biasi.
Prima di tracciare un bilancio dell’edizione appena conclusa, Ruggiano e Costanzo hanno voluto annunciare la conferma del loro sodalizio per il prossimo anno, anticipando le novità che verranno introdotte nell’edizione 2010 del festival, previsto per il periodo che va da domenica 29 agosto fino a mercoledì 8 settembre.

Il festival quindi, che sarà ancora impegnato sul fronte della resistenza teatrale
, comincerà prima per evitare la concomitanza con altri importanti eventi del panorama culturale italiano, e sarà più lungo di alcuni giorni. Costanzo auspica di poter chiudere il cartellone entro dicembre, per avere tempo di agire sugli sponsor e di innescare la giusta pressione per ottenere il sospirato contributo ministeriale. Altra importante novità sarà il decentramento del festival, che dovrebbe diventare itinerante, e muoversi alla scoperta del territorio tuderte attraverso un coinvolgimento importante delle frazioni.
Costanzo ha voluto anche il prolungamento della collaborazione con l’associazione “Voglia di teatro”,
che riunisce alcuni imprenditori teatrali privati e che sarà impegnata in prima linea per l’organizzazione del prossimo festival. Proprio in chiusura della conferenza stampa Costanzo annuncia che “Voglia di teatro” si impegna per il prossimo anno a organizzare a Todi, nell’ambito del festival, un evento internazionale.

Il bilancio festivaliero tracciato dal sindaco Ruggiano è positivo ed entusiastico. Il primo cittadino ci tiene a sottolineare il coinvolgimento di realtà e associazioni tuderti, a cominciare dalla Artodi diretta da Mario Ghinassi, e dalla cooperativa Eclis.
Il festival, ricorda Ruggiano, non è soltanto un’occasione di crescita culturale, ma è anche un motore economico e turistico per la città. In questo senso Ruggiano valuta positivamente le ricadute turistiche, tracciando uno scenario di alberghi pieni e di super-lavoro per le strutture ricettive, nell’ambito di quella che secondo il sindaco per Todi è stata una delle stagioni estive più affollate degli ultimi anni.

Ogni anno, ironizza il sindaco, si rinnova la lotta conto chi vorrebbe sostituire a una manifestazione di alto profilo culturale la sagra della trippa. A cui quest’anno si è aggiunta anche la lotta contro chi lo rimprovera, lui sindaco di centrodestra, di aver ospitato un festival della resistenza, seppure teatrale.
Per quanto riguarda l’edizione 2010 Ruggiano si aspetta che, dopo due anni di assestamento, il Todi Arte Festival raggiunga la maturità del definitivo rilancio, e della consacrazione di questa direzione artistica. Particolarmente sentita dal sindaco è anche la decisione di fissare la chiusura del festival per l’8 settembre, allo scopo di abbinare alle celebrazioni della festa della Consolazione la festa finale della kermesse,
superando anche ogni possibile contrapposizione tra due diverse tipologie di “pubblico”.

Costanzo ha ringraziato sia le strutture tuderti che hanno lavorato alla realizzazione del festival, sia i suoi collaboratori romani: ma è certo che tra le due anime della macchina organizzativa l’affinità e la coordinazione vadano ancora messe a punto. Il direttore artistico riserva anche un ringraziamento particolare alla stampa, così come aveva fatto anche Ruggiano. E alla stampa Costanzo affida anche una parte della sua battaglia, ribadendo il compito dei giornalisti di scavare spazi per il teatro e per la cultura in genere all’interno dei giornali sempre più distratti e indifferenti.

Annunciando la sua partenza, Costanzo accenna anche ai molti impegni che gli impediscono di passare molto tempo in città, nonostante Todi col suo fascino tenda a trattenerlo più di quanto non gli sia accaduto in altre città, in occasione di altre direzioni artistiche. E la presenza del direttore artistico sul territorio, e il radicamento suo e del suo staff nella vita della città è stato anche uno dei problemi sollevati dalle domande e dalle osservazioni dei giornalisti presenti.
E’ innegabile infatti che alcuni degli errori più evidenti commessi nella gestione del festival siano dovuti proprio a una conoscenza approssimativa del territorio, dei suoi abitanti, delle sue inclinazioni culturali e comportamentali.
L’argomento tuttavia offre a Costanzo l’occasione per affondare un duro attacco contro Simona Marchini: nonostante la sua presenza prolungata in città, ha detto Costanzo, il festival della Marchini faceva registrare pessimi risultati. Sono emissari marchiniani e agenti segreti dell’amministrazione regionale quelli che diffondono il disfattismo a proposito del festival: del resto, ricorda Costanzo invitando i giornalisti a riportare questa sua dichiarazione, la
regione Umbria ha tentato in tutti i modi di ostacolare il suo festival per creare problemi all’amministrazione Ruggiano, politicamente invisa. 

Le domande dei giornalisti hanno interessato altre disfunzioni come alcune sovrapposizioni di orario e in generale problemi di organizzazione, di logistica, di comunicazione: dall’imperdonabile errore del buffet durante l’intervallo dello spettacolo di Albertazzi fino al teatro vuoto che ha accolto Roy Gelato, ultimo esempio di una serie di errori nella gestione degli spazi che devono rappresentare per gli organizzatori uno dei principali punti di riflessione del dopo-festival.
Interrogato a proposito del ritardo nella definizione e diffusione del programma, Costanzo si è giustificato ricordando che lui e Ruggiano sono stati costretti a programmare il festival nell’incertezza di poter disporre dei fondi necessari: un problema che si è risolto, e non definitivamente, solo negli ultimi giorni di agosto.
Quello dei contributi ministeriali è un enigma: sull’entità della cifra Ruggiano e Costanzo glissano, mentre si sa per certo che il contributo per il festival che si è concluso ieri deve ancora essere erogato:
una commissione ministeriale deciderà il 30 settembre a chi e in che misura saranno destinati i fondi.

Al di là dei fondi, tuttavia, i problemi complessivi della macchina organizzativa non possono essere sottovalutati. La presenza di Costanzo a Todi si basa su un patto implicito: la città accetta il modello-Costanzo in cambio di una grande visibilità e di un’efficienza organizzativa impeccabile. Ma il “patto” si rompe se il festival rivela problemi organizzativi e in particolare problemi di comunicazione. Dal punto di vista dell’impatto mediatico ci si aspetterebbe di non dover rimproverare nulla a Costanzo: e in questo caso invece purtroppo non è stato così.   
In chiusura è stato annunciato il dato delle presenze: ottomila i tagliandi staccati, corretto in novemila poi la sera stessa dal palco della festa in piazza. 

Costanzo ha respinto infine le domande sul problema di dare alla resistenza teatrale contenuti non soltanto conservativi: a chi faceva notare che la sopravvivenza del teatro deve passare soprattutto per un rinnovamento tanto dei linguaggi quanto dei sistemi di gestione, il direttore ha risposto rivendicando il valore del tutto anti-conservativo delle performance di Albertazzi e di Franca Valeri.
Tuttavia resta forte l’impressione che la sopravvivenza del teatro sia stata affidata nell’ambito del festival più a un discorso teorico-politico che non all’evidenza dei contenuti, delle idee, alla forza di una rappresentazione conflittuale di quella stessa società che non vuole più vedersi rappresentata attraverso il teatro.  

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