C’è da sperare, ma al momento le speranze sono flebili per l’Umbria, che l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato non “ predichi bene e razzoli male”.
La promessa è che «le ferrovie italiane contribuiranno nei prossimi anni, attraverso investimenti per due miliardi di euro, a ridurre sensibilmente le emissioni di anidride carbonica e polveri sottili»
Impegno preso ad Assisi dove l’a.d. Moretti è intervenuto al convegno internazionale sul tema «Natura vivente: comprendere i cambiamenti e le loro cause per una conversione ecologica: le chiese italiane si interrogano» in occasione della quarta Giornata per la salvaguardia del Creato.
Moretti ha sottolineato che l’impegno delle Ferrovie «punta a incrementare la mobilità urbana riducendo il tempo ‘rubato’ alla vita, passata agli incroci o ai semafori per la congestione del traffico delle auto».
«Dopo il risanamento dei conti, quasi al collasso, per un deficit di due miliardi di euro, il Gruppo – ha aggiunto – ha avviato la fase dello sviluppo fondato su basi nuove, cioè treni ad alta tecnologia per garantire nelle città e tra le città collegamenti veloci e con un notevole risparmio di risorse economiche »
Ma sul piano di investimenti è poco positivo il giudizio che ne dà il Comitato pendolari Roma-Firenze.
Per coloro che sono costretti a questo percorso ferroviario partendo o tornando in Umbria la scarsa possibilità di utilizzo della linea veloce, soprattutto dopo il potenziamento – da dicembre prossimo – dell’offerta Alta velocità comporterà tutto meno che collegamenti veloci e la conclamata riduzione del “tempo rubato alla vita" soprattutto per la tratta Roma-Orte- Orvieto (o Terni) -Chiusi e viceversa, dove i treni pendolari, regionali, non possono e non devono essere sempre “sacrificati” a favore dei convogli AV, con il gioco delle precedenze, fermate o guasti “strategici”.
Secondo il Comitato dei pendolari, “ La stessa Autorità garante della concorrenza del mercato sottolinea infatti in una recente nota (AS528 del 1/06/2009) come Trenitalia operi tuttora in condizioni di monopolio in tutti i mercati con una sovrapposizione di interessi tra l’aspetto commerciale e quello universale con il rischio (reale) di peggioramento nelle condizioni di trasporto e la conseguenza di un convogliamento forzoso (laddove sia possibile scegliere) della domanda degli utenti all’acquisto di servizi commerciali – e quindi più cari – laddove dovrebbero essere universali.
L’Autorità affermerebbe infatti: che “il soggetto regolato (Trenitalia ndr) potrebbe avere l’interesse a trasferire una parte della domanda dall’area del servizio universale a quella di mercato, a parità di sussidi ricevuti. “
Questo aspetto assume particolare importanza se si considerano le inevitabili sovrapposizioni sulle stesse direttrici della rete tra i percorsi e le fermate dei servizi regolati (regionali e nazionali) e tra questi e quelli di mercato".
Ed allora ai pendolari non resterebbe che tornare al trasporto automobilistico, che certo non contribusce alla riduzione delle emissioni nè alla velocizzazione del traffico delle auto nelle città di destinazione.
E c’è da considerare che gli umbri già sono quelli che, più di tutti gli altri in Italia, sono schiavi dell’auto per i loro spostamenti.
- Redazione
- 16 Settembre 2009









