L'assise di Palazzo Cesaroni ha modificato lo Statuto anche nella parte che prevedeva, dalla prossima legislatura, l'aumento da 30 a 36 dei consiglieri
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Il Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato in seconda lettura la proposta di legge che modifica lo statuto regionale riducendo da 36 a 30 il numero dei consiglieri.
Sull’intero provvedimento il centrosinistra ha votato a favore, tranne il verde Oliviero Dottorini, che ha lasciato l’aula prima del voto, mentre il centrodestra si è astenuto.
Più nel dettaglio, la maggioranza ha detto sì alla riduzione dei consiglieri e ad una Giunta omposta da otto assessori, mentre l’opposizione ha votato a favore sulla prima questione e contro sulla seconda.
Secondo la Presidente della Giunta Regionale «Ha vinto la ‘buona politica’, quella capace di operare a tutela e nel rispetto degli interessi generali dei cittadini, e quindi anche dello Stato.
«Il voto di oggi – per Lorenzetti – è la dimostrazione di quel senso di responsabilità e ulteriore segnale di rigore che la politica deve saper assumere soprattutto in questi momenti così difficili per il Paese.».
Indubbiamente la decisione verrà accolta favorevolmente dalla stragrande maggioranza degli umbri non avvezzi alle sottigliezze ed ai tecnicismi che tentano di piegare al proprio interesse i meccanismi elettorali. Qualche mugugno certamente verrà da coloro che ritengono che il “servizio al popolo” possa farsi solo dagli scranni di palazzo Cesaroni ed a più voci.
C’è stata anche l’occasione per discutere della nuova legge elettorale regionale. Riferendosi alla proposta avanzata in modo informale dal Pd in commissione statuto sulla legge elettorale, il capogruppo dei Verdi, Oliviero Dottorini, non ha lesinato critiche ed accenti forti, bollandola come «vera e propria legge truffa, tagliata com’è sull’esigenza delle due forze principali di confermare il proprio consenso anche con voti in calo». Nell’annunciare il voto favorevole del Pdl ai 30 consiglieri e contrario agli otto assessori, Fiammetta Modena ha fatto osservare che «i ripensamenti della maggioranza sulla nuova legge elettorale sono arrivati dopo il recente voto amministrativo.
«Oggi chiudiamo la vicenda del numero dei consiglieri», ha detto il capogruppo del Pd, Gianluca Rossi, precisando che «sulla nuova legge elettorale non c’è ancora nessuna proposta definita, ma solo ragionamenti di cui il Pd si è fatto carico».
Ma per il Pd i «punti irrinunciabili», della nuova legge elettorale, sono l’elezione diretta del presidente della Regione, il premio di maggioranza, il sistema bipolare, la preferenza unica ed il riequilibrio delle rappresentanze tra la provincia di Perugia e quella di Terni. Stefano Vinti, «convinto da molte delle motivazioni addotte da Rossi, tranne quella sul sistema bipolare», ha rimarcato «il crescente declino del ruolo delle assemblee, a causa della deriva presidenzialista».
Andrea Lignani Marchesani (Pdl) ha definito «una furbata, quella della maggioranza,  di parlare di riduzione del numero dei consiglieri per poi mantenere quello degli assessori  fino ad otto».
Per Enrico Melasecche, dell’Udc, la proposta del Pd in materia di legge elettorale «sembra favorire l’inciucio sotterraneo tra questo partito ed il Pdl, a danno prima di tutto dell’Udc in alcuni territori».
Ipotesi, quella dell«’inciucio», esclusa recisamente da Massimo Mantovani, del Pdl, che ha voluto invece evidenziare «le divergenze culturali su questo tema emerse in maggioranza con gli interventi di Dottorini e Vinti».
Hanno chiuso il dibattito gli interventi di Ada Girolamini, dello Sdi (che ha chiesto «regole elettorali democratiche e condivise») e di Armando Fronduti (Pdl), secondo il quale «nuove regole elettorali devono servire a riavvicinare la politica ai cittadini».

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