Sembrava che fosse andata meglio, il bel tempo favoriva le permanenze all’aria aperta, ma la crisi economica ha inciso pesantemente anche sul turismo che sceglie il campeggio.
Questo secondo una indagine di Faita Umbria, la federazione delle strutture ricettiva all’aria aperta aderente a Confcommercio.
Si sarebbe registrata per quest’anno una diminuzione media del 9 per cento, rispetto al 2008, nell’arrivo degli stranieri, che rappresentano il 75 per cento del totale della clientela, e del 12 per cento nell’arrivo dei turisti italiani (meno 10 per cento nella sola area del Trasimeno).
L’andamento negativo si conferma anche in termini di presenze: meno 3 per cento come media per gli italiani (meno 6 per cento nel Trasimeno), meno 13 per cento per gli stranieri (meno 15 per cento medio nell’area del lago).
Ovvio un conseguente forte calo del fatturato, pari al 10 per cento. Circa la permanenza media, la maggior parte della clientela della ricettività all’aria aperta rimane in Umbria per una settimana.
I titolari delle strutture dell’area lacustre hanno testimoniato attraverso l’indagine Faita la loro fortissima preoccupazione per la situazione del bacino, giudicata «pessima», così come pessima, di totale abbandono, è ormai l’immagine che a loro giudizio ormai ne hanno i turisti italiani e stranieri.
Per gli operatori del Lago bisogna effettuare con urgenza incisivi interventi di manutenzione, intervenire sul problema dell’inquinamento acustico, che fa perdere al lago quella dimensione di pace e tranquillità che lo caratterizza e che i turisti cercano, e soprattutto creare un tavolo permanente che, accanto ai problemi strutturali, provveda a realizzare azioni congiunte di promozione del territorio, così da lavorare tutti, pubblico e privato, nella stessa direzione.
Questo secondo una indagine di Faita Umbria, la federazione delle strutture ricettiva all’aria aperta aderente a Confcommercio.
Si sarebbe registrata per quest’anno una diminuzione media del 9 per cento, rispetto al 2008, nell’arrivo degli stranieri, che rappresentano il 75 per cento del totale della clientela, e del 12 per cento nell’arrivo dei turisti italiani (meno 10 per cento nella sola area del Trasimeno).
L’andamento negativo si conferma anche in termini di presenze: meno 3 per cento come media per gli italiani (meno 6 per cento nel Trasimeno), meno 13 per cento per gli stranieri (meno 15 per cento medio nell’area del lago).
Ovvio un conseguente forte calo del fatturato, pari al 10 per cento. Circa la permanenza media, la maggior parte della clientela della ricettività all’aria aperta rimane in Umbria per una settimana.
I titolari delle strutture dell’area lacustre hanno testimoniato attraverso l’indagine Faita la loro fortissima preoccupazione per la situazione del bacino, giudicata «pessima», così come pessima, di totale abbandono, è ormai l’immagine che a loro giudizio ormai ne hanno i turisti italiani e stranieri.
Per gli operatori del Lago bisogna effettuare con urgenza incisivi interventi di manutenzione, intervenire sul problema dell’inquinamento acustico, che fa perdere al lago quella dimensione di pace e tranquillità che lo caratterizza e che i turisti cercano, e soprattutto creare un tavolo permanente che, accanto ai problemi strutturali, provveda a realizzare azioni congiunte di promozione del territorio, così da lavorare tutti, pubblico e privato, nella stessa direzione.








