La sensazione che l’Appennino sia un po’ troppo inquieto è stata avvalorata anche in uno studio dei ricercatori dell’Università di Oxford e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters.
Il riferimento diretto è alla zona dell’aquilano, ma anche altre zone, pur se non interessate da eventuali nuovi movimenti della faglia, potrebbero risentirne per quello che secondo il geologo Michele Arcaleni dell’Osservatorio Sismologico ‘Andrea Bina’ di Perugia, sarebbe un “ ‘risentimento’ non di tipo geologico ma vibrazionale”.
Secondo lo studio, il terremoto che ad aprile ha distrutto L’Aquila e provincia è stato originato dalla faglia di Paganica e potrebbe essere seguito da nuove scosse nella regione.
La faglia di Paganica — a cui, usando diverse tecniche, i ricercatori hanno ricondotto il sisma di magnitudo 6.3 — si riteneva fosse meno pericolosa di altre.
"Il terremoto ha poi inflitto mutamenti di tensione ad altre faglie vicine, portandone alcune, in particolare quelle di Montereale e Campotosto, vicine al cedimento", ha spiegato il team di studiosi.
Nella regione perdura un "rischio sismico" soprattutto per le due faglie più pericolose che si trovano vicino a Campotosto e Amatrice.
- Redazione
- 3 Ottobre 2009










