Qualche segnale di stanchezza c’è, perché anche alle sagre si incomincia a spendere un po’ troppo e resistono bene solo quelle che si caratterizzano per prodotti originali.
Ma stimare in un 50% la quota degli utenti della ristorazione fuori casa che tra la tarda primavera e l’estate scelgono sagre e feste paesane, «sottraendo una fetta molto consistente di mercato all’offerta tradizionale» è comunque una affermazione azzardata perché con il caldo si sceglie di stare all’aperto e se poi c’è qualche divertimento per i più piccoli la scelta è obbligata.
In ogni caso l’impressione è che chi a alla sagre ben difficilmente quel giorno sarebbe andato in trattoria o pizzeria.
Ma la tesi della eccessiva concorrenza è quanto sostenuto dagli imprenditori dei pubblici esercizi delle province di Perugia e di Terni, aderenti alla Fipe-Confcommercio, chiedendo una revisione della legge regionale sulle sagre.
L’appello in un incontro a Todi, dove hanno delineato un bilancio dell’attività del settore all’indomani della chiusura della stagione estiva. Le due delegazioni, guidate dai presidenti delle associazioni dei pubblici esercizi territoriali di Perugia e Terni, Romano Cardinali e Massimiliano Fazi, hanno voluto un confronto di carattere regionale perchè è a questo livello che, sottolineano, va affrontato e risolto «il problema della proliferazione delle sagre che nulla hanno a che vedere con l’obiettivo della valorizzazione dei prodotti del territorio».
Gli imprenditori – si legge in un comunicato di Confcommercio – chiedono una revisione della legge regionale sulle sagre, il cui regolamento attuativo «è ancora largamente inapplicato da moltissimi Comuni umbri, in modo che siano valorizzate le iniziative che veramente hanno una stretta attinenza con le emergenze enogastronomiche umbre».
- Redazione
- 6 Ottobre 2009









