Gli atleti di due olimpiadi hanno subito un aumento di asma ed allergie; uno studio in Germania quasi assolve lo smog
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Tutti gli studi scientifici danno ormai per certo che l’asma bronchiale in Italia è raddoppiata passando dal 4/5 per cento al 10/11 per cento della popolazione.
Nel recente 110° Congresso Nazionale della Società di Medicina Interna, si è parlato proprio di questa patologia cronica considerata malattia sociale e problema globale.
Due studi in particolare confermano questa tendenza esaminando due gruppi di soggetti completamente diversi tra di loro: un ampio gruppo di bambini e la squadra olimpica italiana. Lo studio ISAAC (International Study of Asthma and Allergies in Childhood) ha analizzato un gruppo di bambini per circa cinque anni dimostrando come la prevalenza dell’asma sia passata dal 6 per cento al 12/13 per cento.
Ma i dati che colpiscono di più l’immaginazione sono certamente quelli relativi allo studio compiuto sui 1500 atleti olimpici che hanno partecipato alle ultime due edizioni delle olimpiadi Sidney 2004 e Pechino 2008.
Bene, secondo gli esperti, questi soggetti, che tutti ci immaginiamo come l’emblema della salute, oltre a raddoppiare il fattore asma bronchiale (dal 8% al 15%) hanno subito un aumento di patologie allergiche dal 15% al 28%. Tra essi la nuotatrice italiana Federica Pellegrini.
Tra le cause di questa epidemia trova sempre più credito l’esposizione, anche solo attraverso la pelle, a sostanze chimiche di uso comune a partire da saponi trattati con “profumi” , deodoranti , prodotti per l’igiene personale e della casa.
Tutta chimica che assorbiamo attraverso la pelle o col respiro e che si aggiunge a quella che ingeriamo quando mangiamo ed allo smog.
Alcuni dati raccolti dai medici evidenziano come nella possibilità di contrarre l’asma giochi un ruolo anche lo stato sociale. I figli di persone laureate hanno prevalenza di asma più alta rispetto a quelli con livelli di istruzione più basso.
I figli di famiglie con un solo figlio hanno in genere una maggiore probabilità (fino al due volte) di sviluppare asma bronchiale rispetto a famiglie che hanno due o più figli.
Il primogenito ha sempre una maggiore probabili di sviluppare asma rispetto ai fratelli minori. Sono in sintesi le condizioni e la qualità di vita più alta a determinare una maggiore protezione dalle malattie infettive e guarda caso sono proprio le famiglie più in “alto” nella scala sociale quelle che, brutalmente, si può dire si lavano di più.
Ma per Sergio Bonini, ordinario di medicina interna alla II Università di Napoli potrebbe essere collegata ad una decisa e continua diminuzione delle malattie infettive che poi, per un altro verso, potrebbe essere un’altra faccia della stessa medaglia: l’ossessione per lo star bene. Il sistema immunitario ha due meccanismi di difesa: uno difende dalle infezioni e uno che coordina la risposta allergica.
In pratica la nostra minor necessità di difenderci da batteri ed infezioni ha portato il sistema immunitario ad uno squilibrio, una sorta di stato di sottoccupazione dei due meccanismi di difesa con il risultato di concentrarsi spesso su sostanze innocue dando forti reazioni allergiche e asma.
La “troppa pulizia” con l’uso di prodotti a base chimica potrebbe essere addirittura la causa principale dell’asma  infatti, se l’aumento dell’inquinamento la determina certamente, la comparazione con tra i dati di oggi e quelli raccolti in Germania Est e Ovest prima del 1989 dimostra che al calare dei fattori inquinanti, prima altissimi, non solo non abbia coinciso una rapida discesa delle malattie respiratorie e dell’asma, ma anzi come queste siano oggi aumentate in modo considerevole di pari passo con l’affermarsi all’est tedesco della concezione consumistica occidentale.

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