Per ora la presenza di sette dipendenti è solo un atto simbolico ma se, come si teme, dall'incontro odierno a Roma non uscirà una qualche ipotesi concreta per salvare l'occupazione di quasi tremila addetti, la situazione potrebbe evolversi
merloni

I dipendenti, molti umbri, della Merloni hanno perso la pazienza.
Dopo aver occupato la direzione, a Fabriano, dell’azienda, hanno dichiarato che «Siamo qui, civilmente, educatamente – ha detto Andrea Giacobelli, della Rsu – in attesa dell’incontro di questa sera a Roma, al ministero dello Sviluppo economico, fra azienda, commissari straordinari e Regioni Marche, Umbria ed Emilia Romagna. Vogliamo capire quale sarà il nostro futuro, chiediamo risposte concrete».
Ma il gruppo di lavoratori occupanti dell’Antonio Merloni, due donne e sette uomini, sono solo l’avanguardia di quelli che fuori dal palazzo attuano un presidio al quale partecipano anche lavoratori delle imprese terziste, rappresentanti di partiti, movimenti e centri sociali.
Il gruppo elettrodomestico, in amministrazione straordinaria da oltre un anno e senza acquirenti in vista, sembra avviato ad una fine ingloriosa.
I bandi di interesse internazionale all’acquisto del gruppo A. Merloni, o di suoi asset, non avrebbero raccolto, infatti, manifestazioni vincolanti. «Ad oggi – dicono i lavoratori – le probabilità di salvezza sono minime, e prende sempre più campo la strada del fallimento.
Ma noi chiediamo un’alternativa, non altri 18 mesi di cassa e poi nulla
». «Non vogliamo essere un peso morto per la società – recita un volantino distribuito ai passanti – e siamo pronti a rimetterci in gioco, perchè il nostro territorio abbia anche una sola altra possibilità».

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