Rispetto alle questioni che stanno accadendo in questi giorni per ciò che concerne la caccia in deroga, a rischio di apparire irriverenti, ma saremo perdonati, ci viene in mente il dubbio di S. Tommaso, rispetto alla resurrezione di Gesù Cristo. Dubbio tacitato dal Salvatore con le parole : “Sono io toccami”. E di dubbi sulle cose che andrebbero fatte, per quello che ci riguarda non ne abbiamo più, ed in questo siamo felici di somigliare, almeno in questo, a S. Tommaso sepolto nella omonima Basilica di Ortona.
Non ripartiamo dalla “Genesi” delle infrazioni della U.E., dalla “querelle continua” sugli strumenti legislativi che le singole Regioni dovrebbero adottare, sulla “modica quantità” e sulla rendicontazione dei prelievi. Sono cose risapute, dette e da noi analizzate, non una ma cento volte. Un dato obbiettivo emerge però con tutta chiarezza: solo due Regioni, la Lombardia ed il Veneto, hanno adottato dei provvedimenti al riguardo, poche altre lo hanno fatto per lo Storno. Il resto nulla o meglio zero carbonella !
Gran parte dei provvedimenti sono stati “impallinati” dai TAR. Resiste la Lombardia con la sua legge Regionale, come capofila di una Regione coraggiosa, per ciò che concerne i provvedimenti venatori.
Ebbene a questo punto occorre parlar chiaro. Per descrivere al meglio la situazione prediamo in “prestito” un evento storico. Gli Ambasciatori di Sagunto nel 219 a.c , si recarono a Roma per chiedere un intervento che consentisse di respingere l’assedio che il generale cartaginese Annibale Barca stava portando alla città. Dissero : “Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata” ed infatti di fronte al tergiversare dei Romani, la città si arrese e Annibale la rase al suolo. Non abbiamo nessun timore nell’attagliare l’esempio, alla situazione venatoria attuale. Mentre a Roma si è silenti, la caccia viene espugnata dagli ambientalisti attraverso le sentenze dei TAR, e dalla mancanza di coraggio che i “decisori” dovrebbero dimostrare di possedere.
Ma come è nostro costume, vogliamo essere chiari e precisi.
Partiamo dallo storno. Tutto è fermo. Il Ministro Zaia, che in maniera positiva può essere considerato un attento difensore della tipicità dei prodotti tipici Italiani, e che può anche apparire simpatico, nel momento in cui confezione una pizza “napoletana” in un Ristorante di New York, non mostra un altrettanto impegno e solerzia per i problemi venatori, e nello specifico il riferimento è rapportato alla ormai “stagionata” questione della reintroduzione dello storno nell’elenco delle specie cacciabili del nostro paese. Eppure dovrebbe sapere, da Ministro delle Politiche Agricole, i danni ingenti che tale specie procura alle colture agricole Italiane. Ci verrà detto : abbiamo presentato a giugno del 2008 la richiesta alla Commisione U.E. Si ma è sempre l’inizio della solita litania dei fatti, che ad oggi non smentisce una dato e cioè l’inerzia Italiana, contrariamente ad altri Stati Europei, sul problema.
Che poi attorno alla questione ci siano altri interventi che sarebbe utile classificare nella categoria del “pittoresco” è tutto dire. Ci riferiamo alla campagna promossa dal Comune di Roma, su proposta di un “estemporaneo” “Ufficio Tutela e Benessere degli Animali”. Potremmo obbiettare cento e più argomenti per dimostrare “l’insensatezza” del provvedimento. Non lo facciamo perché siamo stati aiutati, in maniera veramente “Illuminante” sotto il profilo della concisione, da un intervento, sul sito www. il cacciatore.com, del sig. LUCAS : Posted on 30 ottobre 2009 at ore 11,43 : “Si allontanano per andare dove? Questo significa veramente curare una malattia cattiva (vi era un’altra parola) con l’aspirina “!
L’Italia quando sarà un paese “normale” ed assomiglierà a tutti gli altri 26 paesi dell’unione Europea, che non hanno soverchie difficoltà all’ applicazione delle cacce in deroga, secondo quanto prevede la Direttiva 409/79? In un prossimo numero del “Taccuino” documenteremo filo e per segno quando sosteniamo.
Certo con la legislazione e le proposte di legge in corso, per ciò che concerne le cacce in deroga, non si va da nessuna parte. E’ dimostrato dalle sentenze sin qui intervenute, della Corte Costituzionale e dei Tar , siano essi Regionali o del Lazio, che ha giurisdizione in rapporto agli organi dello Stato.
La stessa proposta Orsi di Riforma della legge 157/92 si limita solo a riprodurre integralmente nell’art.21 del testo base, i contenuti della legge nazionale 221/2002. Sanno tutti, anche i sordi ed i ciechi, che quest’ultima normativa, non è stata altro che un’operazione alla “Ponzio Pilato”, per girare da parte dello Stato, competenze alle Regioni, che non avendo gli strumenti per realizzare quanto previsto nella direttiva, hanno fatto per lo più solo dei buchi nell’acqua.
Che occorrerebbe fare ? Lo stiamo dicendo inascoltati da oltre un anno, e lo ripetiamo per l’ennesima volta. Le Deroghe su tutto il territorio nazionale le gestisce lo Stato, sulla base della direttiva 409/79. E’ lo Stato Italiano che ne risponde all’Europa. Per avviare questa nuova strada occorre presentare delle proposte di riforma della legge 157/92 o emendare quelle in discussione (Testo Orsi) o quelle previste negli iter parlamentari successivi. Tre cose bisogna fare. La prima : Un calendario unico nazionale per la selvaggina migratoria gestito dal MPAFF d’intesa con la Conferenza Stato Regioni. Qualcuno storce il naso ? I poteri delle Regioni ? Ma non scherziamo! Gli amministratori di una Regione devono avere sempre di fronte a se certo un’ottica locale, ma non dovrebbero mai sottovalutare l’interesse nazionale, se questo produce effetti positivi. Del resto questo problema, che è limitato ad un solo aspetto dell’organizzazione venatoria, può essere considerato, come “materia concorrente” fra Stato e Regioni. Forse le penne di un sassello (Tordus Iliacus) o di un bottaccio (Tordus philomelos) sono di colore diverso tra la Puglia e la Lombardia ? Le Regioni gestiscano la selvaggina stanziale e seguitino ad emanare i calendari regionali, possibilmente per legge . Che durino tre anni, e che abbiano un carattere omogeneo nelle date di apertura e chiusura della caccia. Due tesserini uno nazionale per la migratoria ove si sancisce il diritto per la mobilità (trenta giornate) ed uno regionale per la stanziale.
La seconda: la creazione, sempre con emendamenti alla proposta Orsi, o negli iter Parlamentari successivi, dell’Agenzia per la Tutela ed il Prelievo Sostenibile della Fauna Selvatica. Senza il supporto scientifico, quello vero, quello indipendente, non si va da nessuna parte in merito alla gestione dell’attività faunistica venatoria in generale. Lo abbiamo visto con le “non affidabili” comunicazioni fornite a suo tempo, in maniera improvvida, a livello Europeo per la Banca dati Ornis. E’ sotto gli occhi di tutti la loro approssimazione, che ha prodotto il bel risultato di non consentire la caccia ai Turditi sino al 28 Febbraio, così come viceversa avviene in Francia, Spagna e Grecia. Figuriamoci se poi la questione debba interessare, come nel nostro caso, l’applicazione delle deroghe, un provvedimento che presuppone una forte dose di elementi valutativi di carattere scientifico relativo alla demografia della fauna, e dell’etologia di varie specie di uccelli migratori.
Del resto per ciò che concerne il nostro paese la storia dell’ex INFS è tutta da raccontare, come una delle tante storie Italiane, riferite alla continua disattenzione che i Governi che si sono succeduti nel tempo, hanno avuto nei confronti della ricerca scientifica in materia di Fauna Selvatica. L’Istituto sottratto a suo tempo dalle dipendenze della Presidenza del Consiglio, è stato definitivamente cancellato con l’art.28 della legge 6 agosto 2008,n. 133. Si è creato l ‘ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Si sono riunite esperienze e competenze distanti mille miglia tra di loro, il mare con la caccia ne è l’esempio più eclatante. Un Istituto che non ha un Presidente ed un Consiglio di Amministrazione, ma un Commissario, che come è d’uso è chiamato ha gestire principalmente l’esistente.
La terza : il potenziamento degli Osservatori Ornitologici e Bioacustici con annesse Stazioni di Inanellamento, per censire in modo ufficiale e certo il patrimonio della migrazione Italiana.
Il tempo ci sarebbe per affrontare le questioni, manca la voglia. L’iter della riforma della 157/92 è in corso, e come ogni altro percorso legislativo ha “due letture”. Questa volta prima al Senato e poi alla Camera. Se ci fosse la volontà politica tutto sarebbe possibile per poter realizzare una “vera” riforma della legge sulla Caccia Italiana. Non una “riformicchia” , dove i cinque problemi principali : l’art.18, le cacce in deroga, la semplificazione della burocrazia venatoria,la mobilità e le conoscenze scientifiche, vengono tutt’ora ignorati.











