La sanatoria per le badanti, diventate, con la nuova legge sulla sicurezza, colpevoli di reato di immigrazione clandestina, è l’esempio più eloquente delle contraddizioni che esistono nel nostro Paese.
Questo il commento della CNA Pensionati Perugia, che conta 2400 associati.
Bisogna infatti considerare – dichiara il Presidente Giuliano Sorcio, confermato alla guida della categoria – che migliaia di famiglie si sobbarcano grandi oneri e sacrifici per dare assistenza, con badanti pagate da loro, ai familiari disabili o non autosufficienti, risolvendo così un problema che altrimenti sarebbe lo Stato a dover affrontare.
La norma inserita nel decreto anticrisi – osserva Sorcio – carica le famiglie di ulteriori oneri per la regolarizzazione, le rende passibili di altre sanzioni, fa scappare e ritornare ai loro Paesi di origine molte badanti spaventate, rende più difficile reperire personale disposto a fare il pesante lavoro di assistente familiare.
Insomma, continua Sorcio – da una parte si penalizza un sistema di welfare che finora ha posto rimedio alle carenze dello Stato Sociale e, dall’altra, vengono tagliate le risorse pubbliche per il Fondo per la non autosufficienza e per le altre politiche sociali, con il risultato che non si sa più come dare assistenza a quanti hanno bisogno.
E con il rischio, tutt’ altro che scongiurato, che si accentui anche il fenomeno del lavoro sommerso.
Sarebbe invece auspicabile – puntualizza Fabiano Coletti responsabile Cna Pensionati Umbria – che si cogliesse questa occasione per introdurre una norma che riconosca come spese interamente detraibili dal reddito quelle per il pagamento dei compensi e dei contributi per le badanti.
Come CNA Pensionati – prosegue Coletti – abbiamo tuttavia condiviso la sanatoria in sé, in quanto poneva un freno alla clandestinità e al non rispetto delle regole, ma è indubbio che sono rimasti aperti i problemi di milioni di famiglie con persone non autosufficienti in casa. Se poi pensiamo al taglio delle risorse che si prospetta per il 2010 al Fondo per la non autosufficienza e per le altre politiche sociali, la sanatoria ha scaricato completamente sulle famiglie l’obbligo e l’onere di avere badanti regolari, per le quali vanno onorate le clausole contrattuali, e non meno il pagamento dei contributi previdenziali e delle relative tasse.
Se poi andassimo alla prova dei risultati, ci troveremo di fronte al fatto che i numeri sono stati limitati. La sanatoria di colf e badanti ha regolarizzato un numero di persone molto al di sotto delle aspettative. Allo scadere del termine del 30 settembre scorso le domande inviate al Viminale sono risultate circa 300mila, lontano delle cifre ipotizzate di 500mila che il Ministero si attendeva.
Certamente hanno influito il contributo forfettario di 500 euro da versare, il reddito limite fissato per l’assunzione delle colf, l’impossibilità di sommare più datori di lavoro per raggiungere il minimo delle 20 ore settimanali necessarie, la confusione e le contraddittorietà interpretative, la paura delle conseguenze negative nel caso non andasse a buon fine la regolarizzazione.
E’ chiaro perciò – conclude Coletti – che per usare questa sanatoria come opportunità e costruire un’alternativa credibile al sommerso, la partita si deve giocare a più livelli.
Intanto sotto il profilo formativo, con impulsi univoci e coordinati e poi, a livello locale, lo sforzo maggiore dovrà essere quello di mettere a sistema i sostegni alle famiglie (assistenziali, informativi, economici) con quelli alle assistenti familiari (formativi e di accreditamento delle competenze).
Questo il commento della CNA Pensionati Perugia, che conta 2400 associati.
Bisogna infatti considerare – dichiara il Presidente Giuliano Sorcio, confermato alla guida della categoria – che migliaia di famiglie si sobbarcano grandi oneri e sacrifici per dare assistenza, con badanti pagate da loro, ai familiari disabili o non autosufficienti, risolvendo così un problema che altrimenti sarebbe lo Stato a dover affrontare.
La norma inserita nel decreto anticrisi – osserva Sorcio – carica le famiglie di ulteriori oneri per la regolarizzazione, le rende passibili di altre sanzioni, fa scappare e ritornare ai loro Paesi di origine molte badanti spaventate, rende più difficile reperire personale disposto a fare il pesante lavoro di assistente familiare.
Insomma, continua Sorcio – da una parte si penalizza un sistema di welfare che finora ha posto rimedio alle carenze dello Stato Sociale e, dall’altra, vengono tagliate le risorse pubbliche per il Fondo per la non autosufficienza e per le altre politiche sociali, con il risultato che non si sa più come dare assistenza a quanti hanno bisogno.
E con il rischio, tutt’ altro che scongiurato, che si accentui anche il fenomeno del lavoro sommerso.
Sarebbe invece auspicabile – puntualizza Fabiano Coletti responsabile Cna Pensionati Umbria – che si cogliesse questa occasione per introdurre una norma che riconosca come spese interamente detraibili dal reddito quelle per il pagamento dei compensi e dei contributi per le badanti.
Come CNA Pensionati – prosegue Coletti – abbiamo tuttavia condiviso la sanatoria in sé, in quanto poneva un freno alla clandestinità e al non rispetto delle regole, ma è indubbio che sono rimasti aperti i problemi di milioni di famiglie con persone non autosufficienti in casa. Se poi pensiamo al taglio delle risorse che si prospetta per il 2010 al Fondo per la non autosufficienza e per le altre politiche sociali, la sanatoria ha scaricato completamente sulle famiglie l’obbligo e l’onere di avere badanti regolari, per le quali vanno onorate le clausole contrattuali, e non meno il pagamento dei contributi previdenziali e delle relative tasse.
Se poi andassimo alla prova dei risultati, ci troveremo di fronte al fatto che i numeri sono stati limitati. La sanatoria di colf e badanti ha regolarizzato un numero di persone molto al di sotto delle aspettative. Allo scadere del termine del 30 settembre scorso le domande inviate al Viminale sono risultate circa 300mila, lontano delle cifre ipotizzate di 500mila che il Ministero si attendeva.
Certamente hanno influito il contributo forfettario di 500 euro da versare, il reddito limite fissato per l’assunzione delle colf, l’impossibilità di sommare più datori di lavoro per raggiungere il minimo delle 20 ore settimanali necessarie, la confusione e le contraddittorietà interpretative, la paura delle conseguenze negative nel caso non andasse a buon fine la regolarizzazione.
E’ chiaro perciò – conclude Coletti – che per usare questa sanatoria come opportunità e costruire un’alternativa credibile al sommerso, la partita si deve giocare a più livelli.
Intanto sotto il profilo formativo, con impulsi univoci e coordinati e poi, a livello locale, lo sforzo maggiore dovrà essere quello di mettere a sistema i sostegni alle famiglie (assistenziali, informativi, economici) con quelli alle assistenti familiari (formativi e di accreditamento delle competenze).









