Che l’Umbria, insieme a Calabria e Valle d’Aosta, fosse la regione con la più alta percentuale di comuni classificati a rischio idrogeologico (il 100 per cento del totale) lo si sapeva già, ma adesso ci sono anche le notizie più dettagliate e l’elenco dei “uoni” e dei “cattivi”.
Sono infatti 40 i comuni a rischio frana, 1 a rischio alluvione e 51 a rischio frana e alluvione per cui tutti 92 sono ritenuti a rischio.
Sono alcuni dei dati diffusi a Perugia da Legambiente Umbria che ha fornito i risultati dell’indagine «Operazione fiumi 2009», nel corso della cui presentazione il professor Mario Mearelli dell’Università di Perugia ha ribadito la soluzione «non è rappresentata da interventi di canalizzazione dei corsi d’acqua», ma da «operazioni di copertura boschiva e di rinaturalizzazione dei corsi stessi»..
Per Legambiente "Sebbene rispetto al passato si siano registrati segnali di cambiamento sulla gestione idraulica dei corsi principali, come il Tevere o Chiascio, per i restanti corsi, come quelli della Valnerina, gli interventi di messa in sicurezza continuano troppo spesso a seguire filosofie tanto vecchie quanto evidentemente inefficaci.
Gli interventi sono concepiti sulla straordinarietà e non sulla ordinarietà e seguono sistemi a volte troppo impattanti. Le conseguenze sono ancora cementificazione, pesanti sbancamenti degli alvei naturali per l’edificazione di argini o rifacimento delle strutture spondali con scogliere o gabbionate piuttosto che seguire metodi di ingegneria naturalistica molto meno impattanti e ugualmente efficaci. Inoltre non vengono sempre eseguite le opportune valutazioni sull’impatto che possono causare a valle; tanto meno considerano le alterazioni che possono conseguire sulle dinamiche naturali dei corsi d’acqua sia da un punto di vista idrogeologico, sia per la tutela degli ecosistemi".
Le informazioni riportate nel dossier derivano dalle risposte a un questionario fornite direttamente dalle amministrazioni comunali. In Umbria hanno risposto 30 Comuni su 92 (33 per cento).
Sono quelli di Costacciaro e Montefalco, nella provincia di Perugia, e Castel Viscardo in quella di Terni, a ottenere, quest’anno, il miglior punteggio per l«’opera di mitigazione» del rischio idrogeologico, raggiungendo la classe di merito ‘buono’ e il voto di 7.
A seguire Perugia con 6.5. Maglia nera a Magione, Amelia e Baschi che, tuttavia, possono sostenere che almeno loro hanno risposto per cui il problema del rischio se lo sono posto contrariamente agli “assenti” che comunque hanno sempre torto.
Dall’indagine, inoltre, risulta che «l’Umbria presenta una percentuale di comuni con abitazioni in zone a rischio idrogeologico dell’80 per cento, con quartieri il 24 per cento, con industrie il 72 per cento.
Nel 72 per cento dei Comuni sono stati realizzati interventi di messa in sicurezza dei corsi d’acqua e interventi di consolidamento dei versanti franosi.
L’88 per cento dei Comuni ha previsto vincoli normativi per l’edificazione nelle zone a rischio idrogeologico.
L’80 per cento si è dotato di un piano da mettere in atto in caso di frane o alluvioni, ma solo il 60 per cento lo ha aggiornato e il 36 per cento realizza attività di informazione ai cittadini









