I dati di Mal’Aria dei due capoluoghi umbri, non consentono certo di credere e far credere che l’aria che si respira in Umbria sia da “montagne incontaminate”
Il dossier di Legambiente realizzato in collaborazione con il sito www.lamiaaria.it, raccoglie ed elabora i dati disponibili tramite i siti delle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente regionali, ovvero i dati che il comune cittadino può raccogliere per tenersi informato sulla qualità dell’aria della città in cui vive, sempre che non abbia naso sufficiente per capire da solo.
Per il PM10 – le polveri sottili che sono molto dannose alla salute umana per la loro capacità di penetrare in profondità nell’apparato respiratorio – Perugia ha registrato 63 sforamenti, contro i 35 ammessi, per i valori di PM10 del limite medio giornaliero di 50 µg/m 3 , mentre a Terni gli sforamenti sono 57.
A Perugia non va meglio l’ozono, inquinante tipico della stagione estiva, per cui i superamenti del limite di 120 µg/m 3 (calcolato come media su 8 ore – da non superare più di 25 volte in un anno), per la centralina di Parco Cortonese a Perugia sono stati 59.
Fuori limite a Perugia anche il Biossido di Azoto (NO 2 ) – le emissioni di ossidi di azoto sono derivante dai processi di combustione e, specialmente nei centri urbani, dal traffico automobilistico e dal riscaldamento domestico – dove la media dei valori medi annuali registrati da tutte le centraline (limite: 40g/mc) ha dato 49.
Terni invece rispetta i limiti e rimanendo con un dato medio di 29,2 in linea con l’obiettivo di qualità di 40g/mc.
Un’emergenza, quella dell’inquinamento nelle nostre città che è sanitaria prima ancora che ambientale, come dimostrano i numerosi e autorevoli studi pubblicati sull’argomento anche di recente.
Nel 2006 l’OMS ha dimostrato, con uno studio sulle principali città italiane, che riportando i valori medi annui di polveri sottili al di sotto della soglia stabilita dalla legge (40 microgrammi/metro cubo) si potrebbero evitare oltre 2000 morti all’anno.
"E’ noto a tutti che le cause di dati così poco soddisfacenti su Perugia – afferma Annarita Guarducci Presidente del circolo Legambiente di Perugia – sono il riscaldamento domestico e il traffico automobilistico.
Visto che Perugia "vanta" 70 auto ogni 100 abitanti risulta chiaro che con ogni probabilità la causa principale della scarsa qualità dell’aria sia questa a cui si associano la scarsa fruizione dei mezzi pubblici, la mancanza di razionalizzazione del servizio e di offerte alternative capaci di intercettare anche piccole quote della domanda di mobilità e la mancanza di soluzioni flessibili".
Si potrebbe aggiungere a questa causa quella, più politica, per cui Perugia ha fatto ‘l’acchiappatutto” in Umbria per decenni, concentrando a suo “favore”(??) tutto il concentrabile e quindi anche il traffico automobilistico che viene da fuori.
Secondo l’associazione ambientalista la ricetta immediata, veloce e economicamente non impegnativa c’è. Consisterebbe nell’assicurare al trasporto pubblico di superficie una maggiore fluidità estendendo il più possibile la rete di corsie preferenziali, rendendo anche più efficaci i collegamenti tra rete ferroviaria e il trasporto urbano, con due risultati immediati quasi a costo zero: la sottrazione di spazio alle automobili e una reale concorrenzialità del trasporto pubblico rispetto alle vetture private. Anche l’adozione di un pedaggio urbano per le aree più congestionate potrebbe, se applicato su aree significative, ridimensionare gli ingorghi, regolare il traffico, migliorare l’efficienza del trasporto pubblico, riducendo le emissioni inquinanti.
Si tratta di superare le obiezioni politiche (elettoralistiche in realtà) e di trovare un prezzo di mercato equo per un bene assai scarso, lo spazio urbano, che fino ad oggi è stato "offerto" gratuitamente agli automobilisti.
La cosa che colpisce maggiormente leggendo i dati resi disponibili dall’Arpa è che la qualità dell’aria di Terni rispetto a quella di Perugia, è meno peggio.
Un dato sorprendete, ma non troppo se si tiene conto della suicida politica grifocentria, se si considera che Terni è la città con maggiore concentrazione di industrie dell’Umbria, con diversi poli siderurgici e chimici.
Il dossier di Legambiente realizzato in collaborazione con il sito www.lamiaaria.it, raccoglie ed elabora i dati disponibili tramite i siti delle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente regionali, ovvero i dati che il comune cittadino può raccogliere per tenersi informato sulla qualità dell’aria della città in cui vive, sempre che non abbia naso sufficiente per capire da solo.
Per il PM10 – le polveri sottili che sono molto dannose alla salute umana per la loro capacità di penetrare in profondità nell’apparato respiratorio – Perugia ha registrato 63 sforamenti, contro i 35 ammessi, per i valori di PM10 del limite medio giornaliero di 50 µg/m 3 , mentre a Terni gli sforamenti sono 57.
A Perugia non va meglio l’ozono, inquinante tipico della stagione estiva, per cui i superamenti del limite di 120 µg/m 3 (calcolato come media su 8 ore – da non superare più di 25 volte in un anno), per la centralina di Parco Cortonese a Perugia sono stati 59.
Fuori limite a Perugia anche il Biossido di Azoto (NO 2 ) – le emissioni di ossidi di azoto sono derivante dai processi di combustione e, specialmente nei centri urbani, dal traffico automobilistico e dal riscaldamento domestico – dove la media dei valori medi annuali registrati da tutte le centraline (limite: 40g/mc) ha dato 49.
Terni invece rispetta i limiti e rimanendo con un dato medio di 29,2 in linea con l’obiettivo di qualità di 40g/mc.
Un’emergenza, quella dell’inquinamento nelle nostre città che è sanitaria prima ancora che ambientale, come dimostrano i numerosi e autorevoli studi pubblicati sull’argomento anche di recente.
Nel 2006 l’OMS ha dimostrato, con uno studio sulle principali città italiane, che riportando i valori medi annui di polveri sottili al di sotto della soglia stabilita dalla legge (40 microgrammi/metro cubo) si potrebbero evitare oltre 2000 morti all’anno.
"E’ noto a tutti che le cause di dati così poco soddisfacenti su Perugia – afferma Annarita Guarducci Presidente del circolo Legambiente di Perugia – sono il riscaldamento domestico e il traffico automobilistico.
Visto che Perugia "vanta" 70 auto ogni 100 abitanti risulta chiaro che con ogni probabilità la causa principale della scarsa qualità dell’aria sia questa a cui si associano la scarsa fruizione dei mezzi pubblici, la mancanza di razionalizzazione del servizio e di offerte alternative capaci di intercettare anche piccole quote della domanda di mobilità e la mancanza di soluzioni flessibili".
Si potrebbe aggiungere a questa causa quella, più politica, per cui Perugia ha fatto ‘l’acchiappatutto” in Umbria per decenni, concentrando a suo “favore”(??) tutto il concentrabile e quindi anche il traffico automobilistico che viene da fuori.
Secondo l’associazione ambientalista la ricetta immediata, veloce e economicamente non impegnativa c’è. Consisterebbe nell’assicurare al trasporto pubblico di superficie una maggiore fluidità estendendo il più possibile la rete di corsie preferenziali, rendendo anche più efficaci i collegamenti tra rete ferroviaria e il trasporto urbano, con due risultati immediati quasi a costo zero: la sottrazione di spazio alle automobili e una reale concorrenzialità del trasporto pubblico rispetto alle vetture private. Anche l’adozione di un pedaggio urbano per le aree più congestionate potrebbe, se applicato su aree significative, ridimensionare gli ingorghi, regolare il traffico, migliorare l’efficienza del trasporto pubblico, riducendo le emissioni inquinanti.
Si tratta di superare le obiezioni politiche (elettoralistiche in realtà) e di trovare un prezzo di mercato equo per un bene assai scarso, lo spazio urbano, che fino ad oggi è stato "offerto" gratuitamente agli automobilisti.
La cosa che colpisce maggiormente leggendo i dati resi disponibili dall’Arpa è che la qualità dell’aria di Terni rispetto a quella di Perugia, è meno peggio.
Un dato sorprendete, ma non troppo se si tiene conto della suicida politica grifocentria, se si considera che Terni è la città con maggiore concentrazione di industrie dell’Umbria, con diversi poli siderurgici e chimici.










