Un torneo di briscola a coppie e gironi con ricchi premi gastronomici, valevole per l’assegnazione della targa U.S.Acli – giochi da tavolo – denominata “Briscola di Carnevale”, aprirà a Collevalenza l’ennesima edizione della “festa de l’ANIMELLA”, ideata dall’International Club Acli locale ed organizzata in stretta collaborazione con la Coldiretti della media valle del Tevere.
Una festa che da molti anni caratterizza il carnevale a Collevalenza. Un carnevale spontaneo, ispirato alla semplice filosofia del”Chi non scherza, non è serio”.
E, pur senza prendersi troppo sul serio, da sempre questa festa offre momenti di cultura della memoria, riflessioni sul presente e luci di “ speranza” per il futuro di ciascuno nel segno del “bene comune”.
L’edizione 2010 inizierà venerdì 5 febbraio ore 20,30 nel salone veranda del ristorante da Massimo, dove si svolgerà il suddetto torneo di briscola.
Sabato 6 febbraio, ore 17,30, ci si ritrova nella basilica del santuario dell’Amore Misericordioso per partecipare alla S. Messa celebrata da S.E. Giovanni Scanavino nell’ambito del programma di “ commemorazione della nascita al cielo” della venerabile Madre Speranza.
Alle ore 18,45, nel salone d’accoglienza dello stesso santuario prenderà il via un accattivante convegno dal titolo: “DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA E MARKETING TERRITORIALE: una FERRARI ai box del presente per le future piste dell’agricoltura, artigianato, industria, commercio e libere professioni”. Una riflessione a più voci con la partecipazione dei massimi dirigenti nazionali Acli e Coldiretti, S.E. il vescovo di Orvieto-Todi, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e di categoria.
Gran finale alle ore 20.45 nel salone delle feste del ristorante da Massimo con il “gran gala de l’ANIMELLA”.
Serata di musica, ballo, giochi, poesia, racconti, maschere e succulenta gastronomia suina perché la festa, senza nostalgia, nasce dal ricordo della mattazione familiare del suino e il peculiare “ piatto de l’animella” è il frutto della sapienza gastronomica contadina che appena mattato il maiale, diviso in due parti, anche dette “pacche”, prendeva dall’interno delle medesime ritagli di grasso, magro e rosichelli che finivano in padella con aglio, rosmarino e altre possibili spezie, producendo un gustosissimo condimento per fagioli e/o fave.
Un piatto giustamente energetico che ben ripagava gli addetti ai lavori in quelle gelide mattine d’inverno in cui si doveva mattare il suino, perché illotempore la conservazione delle carni era affidato al gelo naturale e al sale.
E’ altresì noto che del maiale mattato si utilizzasse ogni sua parte attraverso procedimenti gastronomici ben noti alle nostre gloriose nonne e quello “de l’animella” era il primo della serie per eventi familiari e amicali di lodevole risonanza
- Redazione
- 26 Gennaio 2010










