Di fronte alla accuse che gli vengono mosse di falsare la concorrenza commerciale e in una situazione che mostra una certa stanchezza organizzativa «Dalla terza indagine annuale sulle sagre emerge sempre di più il radicamento e lo stretto legame con il territorio così come emerge il peso che rivestono per la promozione delle città e dei paesi dell’Umbria».
Lo ha sottolineato l’assessore regionale al Commercio, Mario Giovannetti, presentando a Palazzo Donini la terza indagine annuale sulle sagre realizzata dal Servizio Commercio della Regione Umbria in collaborazione con l’Agenzia Umbria Ricerche («Aur»), nell’ambito dell’Osservatorio regionale del Commercio.
«L’indagine – ha proseguito – evidenzia come le sagre rappresentino una tradizione popolare consolidata, legata ai luoghi e ai prodotti tipici, e il loro importante ruolo di aggregazione. Notevole è l’impegno profuso dalle associazioni, a cominciare dalle Proloco, per l’organizzazione e la crescita qualitativa delle manifestazioni.
Partendo dai risultati di questa indagine e con il contributo di tutti i soggetti coinvolti – ha concluso Giovannetti – si dovrà affrontare un percorso condiviso per un consolidamento del fenomeno, in un processo di rinnovamento e riorganizzazione, che sarà regolato nell’ambito del testo integrato sul commercio di cui è prevista l’approvazione nella prossima legislatura».
A sottolineare l’importanza delle sagre, anche Claudio Carnieri, presidente dell’Agenzia Umbria Ricerche. «Continuano – ha detto – l’antica straordinaria tradizione delle nostre terre».
Dai dati della rilevazione 2008, risulta che le sagre sono 634.
Il 69 per cento, 439 sagre, appartiene alla tipologia B («sagre organizzate esclusivamente o prevalentemente per finalità di volontariato in genere, culturali, politiche, religiose e sportive») e il rimanente 31 per cento, 195 sagre, alla tipologia A («sagre caratterizzate per attinenza e rappresentatività culturale del prodotto oggetto della somministrazione in rapporto al territorio comunale o a singole zone dello stesso»).
Per quanto riguarda la durata delle sagre, la maggior parte (il 45,3 per cento) va dai 5 ai dieci giorni. Tra queste, prevalgono le sagre (23,3%) che durano 10 giorni (limite previsto dalla legge).
Sono oltre il 37% del totale le sagre fino a 5 giorni, mentre a circa il 18 per cento è stato consentito di superare i dieci giorni di durata per la loro «consolidata tradizione». I mesi preferiti per lo svolgimento sono quelli estivi, in cui si concentrano il 77% dei giorni totali, con il picco più alto in agosto (il 34%) seguito da luglio e giugno, ma le manifestazioni sono distribuite sull’intero arco dell’anno.
Oltre un terzo delle sagre viene organizzato dalle pro loco, seguite dalle Associazioni sportive che gestiscono il 18% delle manifestazioni e da quelle culturali (circa il 12%).
In merito alla data di origine, la maggior parte delle sagre (63%) è sorta prima del 1999, cioè prima della emanazione della normativa di riferimento, la legge n.46/98, il 22% nel periodo 1999-2004 e il 15% dopo il 2005.
Due sagre hanno una tradizione ultracentenaria; delle 26 sagre più antiche la maggior parte sono di tipologia B e si trovano nella provincia di Perugia.
Il numero medio di sponsor a manifestazione è 35 (su un totale di 110 risposte); oltre la metà delle sagre che hanno risposto ha un numero di sponsor superiore a venti.
Per quanto concerne gli impieghi degli introiti, emerge che la destinazione più frequente è il beneficio a favore della comunità di riferimento. I fondi sono destinati poi all’autofinanziamento e al miglioramento delle sue condizioni di svolgimento, spesso con altre finalità di sostegno del territorio. In misura marginale, i proventi sono destinati per iniziative fuori dal territorio di riferimento.
Tra le principali tipologie di destinazione ci sono la sistemazione, creazione di aree verdi, contributi all’associazionismo, promozione di attività culturali e sociali, di attività ricreative, beneficenza, manutenzione, recuperi, restauri, ristrutturazioni di opere cittadine, sostegno a rievocazioni storiche, allestimento di sale polivalenti, sostegno alla scuola e incentivazione allo sport.
Dei 92 Comuni umbri, quelli nei quali sono state effettuate sagre nel 2008 sono 86, contro le 84 dell’anno precedente.
Complessivamente, il numero medio di sagre effettuate è di 7,4 contro il 7,5 del 2007 e il 7,6 del 2006.
Nel 14 per cento dei Comuni si fa almeno una sagra; la metà dei Comuni ne ospita fino a cinque. Le prime due posizioni per la concentrazione di sagre sono occupate da Perugia (con 47) e Terni (39 sagre). Dall’esame della distribuzione in rapporto ai Servizi turistici associati emerge che l’area in cui si concentrano più sagre è quella del Ternano (107), seguita dal comprensorio del Trasimeno (74), area del Perugino (66 sagre) e Orvietano (64) –
«Abbiamo lavorato per accrescere sempre più la qualità delle sagre, per la valorizzazione dell’enogastronomia e dei prodotti tipici – ha sottolineato il presidente dell’Unpli (Unione ProLoco) dell’Umbria, Euri Aristide Matteucci – in considerazione del ruolo importante che rivestono per il turismo e per il territorio, a favore del quale vengono destinati i proventi delle manifestazioni». «Il Coni, con le sue federazioni cui sono tesserati circa un quarto degli umbri, è pronto a fare gioco di squadra per far sì che anche le sagre siano un’ulteriore eccellenza dell’Umbria» ha detto il presidente, Valentino Conti, sottolineando come sport e turismo costituiscano un binomio vincente per la promozione del territorio.
«Le sagre – ha detto l’assessore comunale di Perugia Giuseppe Lomurno, coordinatore dell’Anci Umbria per il Commercio – rappresentano la nostra tradizione e, allo stesso tempo, un momento di sviluppo economico in cui non può non essere considerato il turismo. E il loro ‘appeal’ nei confronti dei turisti va sempre più ricercato ed esaltato».
- Redazione
- 27 Gennaio 2010










