Secondo il legale della Società marscianese l'attività di estrazione è in regola e non sono previsti abbattimenti di querce secolari
cavaghiaia

In relazione all’articolo pubblicato lo scorso 10 febbraio dal nostro giornale nella sezione “Ambiente e Territorio”, nel quale si riportava la posizione del Comitato per l’Ambiente di Gualdo Cattaneo, abbiamo ricevuto una lettera da parte del legale della società GMP con la quale esprime la posizione dell’azienda relativamente al tema affrontato. Pertanto, non ritenendo in alcun modo veritiero quanto espresso dal Comitato, la Società tiene a precisare che

“nessun giudizio civile, oltre a quello promosso da un privato ( che vi ha rinunciato attesa la sua infondatezza, e per vicende relative alle immissioni) risulta instaurato contro la mia assistita;
un sequestro penale effettuato dalla procura di Spoleto il 25/05/2001 per reati contravvenzionali (mi sembra carenza di cartelli segnalatori, o abbattimento in alcuni punti della recinzione) è stato revocato il 20 giugno 2001;
L’unico processo penale, che la mia assistita ha subito, in relazione alla coltivazione della cava – viene sottolineato – si è concluso con sentenza del 09/06/2004 che ha condannato l’allora legale rappresentante alla pena di Euro 2.000,00, per il mancato aggiornamento del documento sicurezza e salute, costituente illecito contravvenzionale a tutela delle maestranze e/o persone;
alla pena di Euro 2.000,00, per la omessa indicazione dei cartelli indicanti “scavi aperti” riposizionati, perché caduti non mancanti, e causa del sequestro di cui sopra;
alla pena di Euro 200,00, per non aver ottemperato ad un ordine della autorità comunale, relativo alla frantumazione di materiale estratto in precedenza.
Mentre lo ha assolto – fa notare il legale della GMP – per la contestata, asserita omessa valutazione delle polveri; la contestata, asserita continuazione dell’estrazione dopo la scadenza dell’autorizzazione, dal  reato di alterazione delle bellezze naturali della zona.
Non è vero e quindi è diffamatorio e calunnioso – è scritto nella precisazione – sia per la mia assistita che per il Comune, che la possibilità di estrarre sarebbe assentita a titolo gratuito su proprietà della comunità, in quanto, la proprietà  della zona escavanda appartiene alla mia assistita e ad altro cavatore della zona. La notizia è altresì inesatta e tendenziosa perché, comunque, qualsiasi attività di cava, è sottoposta al pagamento di un “Contributo Ambientale” come previsto dalla L.R. 3/2000 e s.m.i.
Non è vero che le opere assentite postulino l’abbattimento di 100 piante secolari di cui, come conferma il legale rappresentante della società  mia assistita, che pure sottoscrive, (come il nome della località doveva far intendere anche a sprovveduti), non vi è traccia nella zona di scavo. Condivido che spesso all’attività estrattiva si accompagna il deturpamento dell’ambiente, ma non è possibile generalizzare ed estendere ai virtuosi (come la mia assistita) gli abusi altrui su cui, non è dato capire quanto volutamente, si sorvola”.

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