Tra essi un calice proveniente dall'Abbazia di Viepri ( Massa Martana) XIV sec.
calice proveniente dall'Abbazia di Viepri ( Massa Martana) XIV sec.
L’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiatici è una struttura permanente della Curia vescovile di Orvieto-Todi ed è preposta alla conservazione, promozione, fruizione  e accrescimento bei beni artistici ecclesiastici, comprese chiese, biblioteche, archivi ecclesiastici di parrocchie e della diocesi, monumenti e fonti documentarie.
Questo Ufficio sta completando in questi giorni la schedatura dei Beni Culturali Ecclesiastici di tutti gli Enti ecclesiastici soggetti al Vescovo, quali parrocchie, santuari, seminari, episcopi. Fino ad ora sono state prodotte oltre 24.000 schede di catalogazione
Dirige questo importante e delicato Ufficio Don Francesco Valentini, coadiuvato dal vice-direttore Don Alessandro Fortunati, storico della Chiesa, e da una commissione diocesana di cui fanno parte: mons. Luigi Farnesi, il prof. Giuseppe Maccaglia, la dott.ssa Giovanna Bandinu, l’arch. Mario Gentili, il prof. Flavio Leoni, il prof. Marcello Rinaldi.
Sull’attività di questo importante servizio è stata diffusa un’intervista con Don Francesco Valentini, direttore dell’Ufficio:

D-Quali motivi hanno portato a inventariare i Beni Culturali Ecclesiastici presenti in Diocesi?  E’ davvero così importante?
R- Intanto l’inventario è quasi terminato e presto sarà consegnato alle parrocchie e alla Soprintendenza Regionale.
Come è noto tutti i Beni culturali mobili e immobili, sono stati schedati per un preciso accordo tra lo Stato Italiano e la Conferenza episcopale, e sono sottoposti a vincolo di custodia e salvaguardia sia dalla legislazione statale che canonica. Il Parroco è responsabile davanti alla Chiesa e allo Stato della loro conservazione.
Avere a disposizione una schedatura completa dei Beni Culturali contribuisce innanzitutto alla presa di coscienza, da parte delle comunità, del patrimonio d’arte che la fede ha saputo suscitare e, poi, a sollecitare iniziative volte alla salvaguardia e valorizzazione del patrimonio stesso.

D- Nel passato molti errori sono stati commessi sia per quanto riguarda l’alienazione dei beni che per quanto riguarda le opere di restauro, spesso affidate a soggetti incompetenti che hanno prodotto danni irreversibili. Don Francesco, in proposito cosa può dirci?
R- Alienare un qualsiasi bene culturale senza le necessarie autorizzazioni configura un reato sia per la legislazione canonica che per quella civile.
Così come qualsiasi intervento di restauro che riguardi un bene mobile o immobile, schedato come bene culturale, deve essere preventivamente autorizzato dall’Ufficio diocesano per i beni Culturali Ecclesiastici, per la competenza canonica, e dalla Soprintendenza per la competenza civile.
Le stesse autorizzazioni, come informa il Vademecum diocesano, devono essere richieste e concesse per poter operare anche il solo trasferimento delle opere da un luogo all’altro per breve periodo o in via stabile e definitiva.
Tutte queste regole, che sembrano un inutile peso, sono invece tese alla salvaguardia dei beni che, troppe volte, più per superficialità che per dolo, sono andati perduti.

D- Quali adempimenti dovrà fare il Parroco in caso di furto o di perdita  di un oggetto su cui deve esercitare la custodia?
R- In caso di furto o di perdita di un qualsiasi oggetto schedato, occorre dare tempestiva comunicazione all’Ufficio diocesano per i Beni Culturali, per la necessaria collaborazione, e   presentare subito denuncia ai Carabinieri del territorio.
 

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