Il panorama editoriale locale si è arricchito da qualche giorno di una nuova pubblicazione, tanto pregevole nella veste quanto particolare nel contenuto. Stiamo parlando de "La Fabbrica della Piana", opera di due valenti giovani tuderti – Valerio Chiaraluce e Massimo Rocchi Bilancini – che è stata data alle stampe (senza alcun contributo pubblico, viene sottolineato in seconda di copertina) dalla Toward Sky, associazione attiva da più di un decennio nei campi storico-archeologico, artistico e naturalistico.
Il volume (144 pagine, con un apparato documentario e fotografico ricchissimo) è incentrato sulla ricostruzione storica degli eventi franosi che hanno interessato, a partire dal 1499, il versante est del colle di Todi ed il susseguirsi dei progetti e delle realizzazioni di contenimento e consolidamento messe in atto in passato, con riferimento specifico a quelle del XIX secolo, come ricorda il sottotitolo del libro ("Ricerche su un cantiere ottocentesco a Todi").
Il cantiere, o meglio la fabbrica, come si era soliti dire in tempi più remoti nel caso di grandi opere, è quello impiantato, dopo gli eventi franosi del 1812-1814, per bonificare la porzione di territorio urbano e periurbano a valle dell’attuale chiesa di San Carlo.
I contributi di Chiaraluce e di Rocchi Bilancini, pur assai diversi nel percorso e nell’impostazione, ben si integrano tra loro, riportando insieme alla luce una "parte" della città scomparsa e mai sufficientemente indagata in precedenza, grazie all’accurato lavoro di ricerca negli archivi ma anche di scavo materiale nell’area dell’antico cantiere, al fine di consentire il recupero e la valorizzazione di manufatti ormai sepolti e dimenticati, come in parte si è poi riusciti a fare con una prima sistemazione del parco storico "Fabbrica della Piana".
La particolarità del lavoro sta proprio nell’aver saputo fornire l’opportunità (difficile da lasciarsi sfuggire dopo aver sfogliato il libro) di vedere, toccare, vivere in concreto quegli stessi luoghi narrati nel volume – la Fontana dei Bottini, le serre sul fosso del Boccajone, le gallerie, le canalette in pietra, il possente Muro Vici – cosa resa oggi possibile, in massima parte, dalla passione intellettuale, dall’impegno civico e dalla fatica fisica dei due arditi studiosi.
Al termine della lettura e del consigliato sopralluogo, non si può infine non ricavare un monito per il futuro, come è lo stesso Bilancini ad osservare in premessa: "Se infatti in pochi decenni strutture monumentali possono scomparire anche del tutto, non è escluso, nonostante il recupero attuale, che in quelle condizioni, prima o poi, possano tornarci. Ne deriva l’esigenza di una cura e di una sorveglianza che si mantengano costanti nel tempo".
- Giesse
- 17 Marzo 2010










