La “ricreazione” è finita e torniamo con questo editoriale a parlare delle cose che più ci interessano da vicino. Liquidiamo con poche righe i commenti emotivi sulla manifestazione. Se qualcuno pensava che una manifestazione potesse tutta d’un colpo fare il miracolo di risolvere tutto o più di tutto, è bene che metta i piedi per terra. Una cosa però pensiamo di poter dire con una certa sicurezza : “Il ghiaccio è rotto”. A nostro modesto avviso è poco produttivo o meglio è tempo perso, attardarsi a controbattere le reazioni scomposte dei soliti noti, ne tantomeno le interessate ed incaute dichiarazioni dell’on. Catanoso, ne apprendere addolorati la consegna di un premio “animalista” al Ministro degli Esteri on.le Frattini, o commentare, distorcendo da parte nostra, il vero senso delle dichiarazioni sull’art.842 del Codice Civile espresse dal sen. Franco Orsi, ne tantomeno piagnucolare sull’ipotesi di un quasi terremoto che dovrebbe colpirci per la paventata iniziativa di indire un referendum contro la caccia, o il prestare soverchia attenzione ai vari sondaggi che acquisendo il parere di sole 1.000 persone, dovrebbero essere rappresentative di un corpo elettorale di circa trenta milioni di cittadini. Anzi l’intensificarsi di tutte queste reazioni, significa che abbiamo intrapreso, attraverso la nostra mobilitazione, la strada giusta. Non vorremmo scomodare Isaac Newton ed i sui principi sull’ “inerzia”, e sulla “variazione del moto”, ma ci pare proprio il caso di affermare per quel che riguarda le nostre cose che “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”.
Certo chi sta in “pantofole” non produce niente se non il caldo per i suoi piedi! Adesso, però, andiamo al pratico con delle proposte concrete, anche perché non portando le “pantofole” sentiamo freddo ed è estremamente necessario per noi non stare fermi ed immobili. Il punto è che i nostri avversari sono uniti nel combatterci e noi siamo “disuniti”. In questo momento a livello nazionale parliamo più degli altri che di noi stessi. Che cosa occorre fare da subito ? Creare le condizione affinchè in Italia si costituisca un’unica Associazione Venatoria, senza e senza ma. Non si capisce bene quale sia l’utilità e la necessità di avere sette Associazioni Venatorie. Non si comprende inoltre, la caparbietà con la quale si vuole ancora oggi negare, da parte di alcuni, l’assoluta ed irrinunciabile necessità di costituire “un fronte unico” rivendicativo sul piano dell’attività faunistico venatoria.
Guardiamoci attorno e siamo realisti: il comparto agricolo Italiano con oltre 5 milioni di addetti ha tre Associazioni rappresentative (Coldiretti, Cia, Confagricoltura); il commercio con oltre tre milioni di addetti ne ha due (Confcommercio e Confsercenti); l’industria ne ha due (Confindustria e Confapi); i sindacati con oltre 10 milioni d’iscritti ne hanno quattro (C.G.I.L:, C.I.S.L, U.I.L e UGL); gli avvocati una; i medici una; le casalinghe che sono all’incirca 8 milioni hanno un solo sindacato di rappresentanza. Noi con appena 700.000 addetti, ne abbiamo sette di Associazioni principali, senza contare lo stuolo delle altre rappresentanze più minute. Mettiamo poi “il naso” fuori dalla finestra di “casa” e guardiamo quale è l’assetto organizzativo della caccia riferito alle Nazioni che aderiscono alla FACE. Oltre sette milioni di cacciatori con una sola o due Associazioni venatorie per paese! La federazione unica dei cacciatori andrà costruita con chi ci vuole stare e senza provvedimenti coercitivi. Mica è una medicina che si deve prendere ad ogni costo ! Si parta, ci si aggreghi il più possibile, si mettano in moto le questioni e gli adempimenti necessari. Mano a mano che le cose cammineranno, si consolideranno, saranno in pochi a volerne restare fuori! Il primo presupposto e l’ineludibile esigenza che il nuovo soggetto unitario dovrà essere in grado, per la sua autorevolezza, di poter “condizionare” la politica e non di “esserne condizionato”. Un programma teso non tanto a realizzare la “conquista” delle tessere, ma a difendere la cultura e le tradizioni della caccia Italiana. Portare la “caccia” fuori dalla “caccia”, parlare concretamente a tutti gli Italiani, attraverso manifestazioni e proposte innovative. Coinvolgere i giovani nelle scuole. Creare nel paese con il concorso determinante dei cacciatori , una nuova attività di volontariato,attraverso la creazione “della Sentinella Ambientale del Territorio”. Costituire sulle’esempio Spagnolo le Scuole della Caccia, della fauna e della Flora. Allora sì che i media e gli organi d’informazione si accorgeranno di quanto facciamo. Allora sì che potremo essere sicuri che un qualsiasi referendum indetto contro di noi non potrebbe che essere respinto dalla stragrande maggioranza degli Italiani.
Nasca un’appello da questo sito, così come lo si è fatto per la manifestazione. Si faccia una sottoscrizione per acquistare una pagina su di un giornale a larga diffusione, per pubblicare l’invito della base venatoria rivolto agli attuali dirigenti delle Associazioni Venatorie. Che capiscano una volta per tutte, quale è il vero desiderio dei cacciatori Italiani, e che questa è l’unica strada per arrestare il declino della caccia nel nostro paese! Nel 1980 eravamo 1.701.853 unità, oggi (dati 2008) 702.404. I numeri parlano da sé ! Abbiamo letto tanti commenti in questi due giorni, ognuno ha detto la sua. È giusto perché questa è la regola della Democrazia. Noi vogliamo solo riportare, in conclusione, un passo di un intervento apparso su di un blog venatorio, che ci sentiamo di condividere e di apprezzare, e che calza in pieno con quanto abbiamo sostenuto con il nostro editoriale. “D’altro canto avere un’unica tessera di quel tipo, avrebbe impedito il proliferare indiscriminato di associazioni legate a partiti, bandiere e gadget di qualsiasi natura; una sola tessera legata ad una certezza concreta, il territorio con la sua selvaggina. So già che questa “idea” non piacerà a nessuno, ma che nessuno si illuda, perché corriamo ancora il “rischio” che ciò possa avvenire. Allora che cosa abbiamo fatto dal 68 ad oggi? Esattamente quello che la nostra società ha fatto: un’indigestione di novità caotiche distribuendo in giro denaro e nomine, a persone poco competenti ma allineate, senza avere la capacità di agguantare le opportunità di tradurre concretamente le nostre aspirazioni (di cacciatori n.d.r), disperdendo un capitale umano più meritevole ma poco “utile all’ideale”. (Fromboliere). Parole sante!










