A leggere i comunicati ufficiali sembrerebbe che, pur andando male, in Italia il mercato del lavoro vada leggermente meglio delle media.
Il tasso di disoccupazione scende leggermente nell’area Ocse dall’8,8% di dicembre 2009 all’8,7% di gennaio 2010, un dato trainato dai risultati di Usa (dal 10% di dicembre al 9,7% di gennaio) e Giappone (dal 5,2% di dicembre al 4,9% di gennaio).
Non così in Italia e Francia, dove l’Ocse ha registrato ancora aumenti: nel nostro paese dall’8,5% di dicembre all’8,6% di gennaio, in Francia dal 10% di dicembre al 10,1% a gennaio.
Uno 0,1 inferiore alla media ocse non è certamente molto, se si pensa che tale media è tenuta bassa da valori molto bassi come quelli del Giappone, ma tant’è, dimenticando Trilussa, ci si potrebbe consolare.
Ma, purtroppo, il tasso di disoccupazione non rileva chi non lavora ma solo chi lo cerca.
Ed in Italia, la situazione di scoraggiamento è tale che quelli che hanno perso ogni speranza di trovare lavoro e quindi non si iscrivno nelle liste di disoccupazione o delle persone in cerca di occupazione, sono tantissimi, più della media.
Questa nota tra le piu’ sconfortanti non emerge dalle analisi elaborate da fonti che si potrebbero ritenere di parte, ma è stata elaborata dalla CGIA di Mestre che certo non può classificarsi tra i nemici del “sistema”.
Secondo l’indagine campionaria dell’Istat, riferita alla media dei primi 3 trimestri del 2009, gli occupati erano 22.685.893, 1.875.948 i disoccupati e 14.820.710 gli inattivi. Quest’ultimi classificabili come persone che non figuravano tra gli occupati o tra quelli in cerca di occupazione.
Sommando i disoccupati e gli inattivi ci si avvicina, quindi, alla cifra di 17 milioni, ma se il trend dovesse persistere sarebbero guai seri perchè si viaggia al ritmo di 2,5 milioni l’anno.
Tra coloro che nel 2008 avevano un lavoro, in 21.208.153 lo hanno mantenuto; in 468.758, pero’, lo hanno perso e ben 709.716 persone sono diventate inattive; ovvero non solo hanno perso il posto di lavoro, ma hanno anche deciso di non cercarne attivamente uno di nuovo.
Quasi due terzi di quelli che hanno perso lavoro, quindi, sono così scoraggiati da ritenere di essere stati espulsi definitivamente dal lavoro.
Certo una prospettiva non proprio bella per chi teme di restare senza lavoro.
Anche se rodati dalla mancanza di lavoro, i disoccupati hanno anch’essi risentito del clima “senza speranza”, ben 1.054.739 persone hanno continuato ad essere senza lavoro, ma a cercarlo, invece addirittura 1.716.321 persone si sono ”scoraggiate” e sono rimasti inattive. Un valore che è di molto superiore a quello dei disoccupati che hanno trovato lavoro o che si sono messi a cercarlo, che raggiunge complessivamente una cifra di circa 900mila.
In definitiva dunque si può concludere che la strada imboccata dall’Italia per superare la disoccupazione è del tutto originale: cancellare il concetto e far precipitare le persone nello scoraggiamento e nella disperazione, così le statistiche ufficiali migliorano.











