L’esperimento in corso a Ginevra, che suscita speranze in molti scienziati e parecchia preoccupazione in alcuni altri, vede studiosi di Perugia protagonisti nel nuovo record di energia al «Cern» (Centro europeo di ricerca nucleare) .
Le prime collisioni di protoni a 7 TeV di energia al «Large Hadron Collider» (Lhc) sono avvenute martedì.
All’esperimento partecipa un gruppo di ricercatori del dipartimento di Fisica e dell’Istituto nazionale di fisica (Infn) di Perugia impegnato nella costruzione e nell’analisi dati raccolti dal rivelatore Cms.
Il nuovo record mondiale segna l’inizio di un lungo programma di ricerca per scoprire nuovi componenti della materia, dal bosone di Higgs responsabile della massa della materia, alle particelle super-simmetriche a lungo ricercate, ma mai osservate.
Il gruppo Cms a Perugia – riferisce un comunicato dell’ateneo perugino – è stato fondato nel 1995 dal professor Giancarlo Mantovani dell’Università di Perugia e dal dottor Gianmario Bilei della locale Sezione Infn ed è attualmente coordinato dal dottor Attilio Santocchia. Coinvolge personale del dipartimento di Fisica, del dipartimento di Ingegneria elettronica e dell’informazione e della locale sezione Infn.
In questi 15 anni il gruppo di Perugia ha partecipato allo sviluppo di sensori di silicio e componenti opto-elettronici adatti all’ambiente fortemente radioattivo all’interno del rivelatore, grazie anche alla stretta collaborazione con il dipartimento di Elettronica delle facoltà di Ingegneria di Perugia, con parecchie università italiane ed europee e le più importanti multinazionali che producono sensori e componenti elettronici.
Al dipartimento di Fisica è stata anche allestita una sala bianca finanziata dall’Infn per l’assemblaggio micrometrico di oltre 2000 moduli per il rivelatore di tracce al silicio e assemblati oltre 3000 laser per la trasmissione di segnali analogici su fibra ottica.
Il contributo del servizio di Meccanica ed elettronica è stato fondamentale nella fase iniziale. Oltre all’attività di costruzione, il gruppo di Perugia ha assunto a partire dal 2005 anche un ruolo di rilievo nello sviluppo della parte computing dell’esperimento.
Registrare, processare, distribuire e analizzare migliaia di TeraByte (1Tb corrisponde a 1000 Gb) di dati in tutto il mondo è un progetto di altissima complessità e solo lo sviluppo e l’utilizzo di tecnologie innovative di calcolo distribuito (Grid) permettono il raggiungimento dei risultati programmati.
Infine, grazie ai finanziamenti dell’Infn, è stata realizzata una sala di calcolo con oltre 200 processori e più di 20 TeraByte di spazio disco per l’analisi dei dati prodotti da Cms.
Una connessione di 100 Mbs (Megabit al secondo, 15 volte più veloce delle normali connessioni ADSL) collega il centro di calcolo di Perugia con il Cern per permettere il rapido trasferimento dei dati prodotti a Cms.
Le prime collisioni di protoni a 7 TeV di energia al «Large Hadron Collider» (Lhc) sono avvenute martedì.
All’esperimento partecipa un gruppo di ricercatori del dipartimento di Fisica e dell’Istituto nazionale di fisica (Infn) di Perugia impegnato nella costruzione e nell’analisi dati raccolti dal rivelatore Cms.
Il nuovo record mondiale segna l’inizio di un lungo programma di ricerca per scoprire nuovi componenti della materia, dal bosone di Higgs responsabile della massa della materia, alle particelle super-simmetriche a lungo ricercate, ma mai osservate.
Il gruppo Cms a Perugia – riferisce un comunicato dell’ateneo perugino – è stato fondato nel 1995 dal professor Giancarlo Mantovani dell’Università di Perugia e dal dottor Gianmario Bilei della locale Sezione Infn ed è attualmente coordinato dal dottor Attilio Santocchia. Coinvolge personale del dipartimento di Fisica, del dipartimento di Ingegneria elettronica e dell’informazione e della locale sezione Infn.
In questi 15 anni il gruppo di Perugia ha partecipato allo sviluppo di sensori di silicio e componenti opto-elettronici adatti all’ambiente fortemente radioattivo all’interno del rivelatore, grazie anche alla stretta collaborazione con il dipartimento di Elettronica delle facoltà di Ingegneria di Perugia, con parecchie università italiane ed europee e le più importanti multinazionali che producono sensori e componenti elettronici.
Al dipartimento di Fisica è stata anche allestita una sala bianca finanziata dall’Infn per l’assemblaggio micrometrico di oltre 2000 moduli per il rivelatore di tracce al silicio e assemblati oltre 3000 laser per la trasmissione di segnali analogici su fibra ottica.
Il contributo del servizio di Meccanica ed elettronica è stato fondamentale nella fase iniziale. Oltre all’attività di costruzione, il gruppo di Perugia ha assunto a partire dal 2005 anche un ruolo di rilievo nello sviluppo della parte computing dell’esperimento.
Registrare, processare, distribuire e analizzare migliaia di TeraByte (1Tb corrisponde a 1000 Gb) di dati in tutto il mondo è un progetto di altissima complessità e solo lo sviluppo e l’utilizzo di tecnologie innovative di calcolo distribuito (Grid) permettono il raggiungimento dei risultati programmati.
Infine, grazie ai finanziamenti dell’Infn, è stata realizzata una sala di calcolo con oltre 200 processori e più di 20 TeraByte di spazio disco per l’analisi dei dati prodotti da Cms.
Una connessione di 100 Mbs (Megabit al secondo, 15 volte più veloce delle normali connessioni ADSL) collega il centro di calcolo di Perugia con il Cern per permettere il rapido trasferimento dei dati prodotti a Cms.






