Dopo 25 anni si è fatto avanti un uomo che sostiene di aver visto il medico perugino in Toscana, il fatto dovrà essere valutato dal Gup di Perugia di fronte al quale è in corso l'udienza a carico di 19 persone accusate di aver depistato le indagini
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La vicenda del medico perugino Narducci trovato morto nel lago Trasimeno si arricchisce di un altro “ricordo” a scoppio ritardato.
Il figlio di  una donna,
che fu detta essere una delle amanti di Pietro Pacciani, condannato per gli omicidi del “mostro di Firenze” sostiene di avere visto circa 25 anni fa Narducci in Toscana insieme a un’altra persona il nome della quale è però indicato come «omissis» in un verbale che è stato depositato ieri dal pm in apertura della sua requisitoria nell’udienza preliminare a 19 imputati accusati a vario titolo di irregolarità che sarebbero state compiute in occasione del ritrovamento del cadavere di Francesco Narducci.
Vicenda che per gli inquirenti perugini è collegata con quella del mostro di Firenze , mentre i familiari hanno sempre escluso qualsiasi collegamento con tali vicenda.
L’uomo si è presentato spontaneamente alla procura di Perugia rendendo le dichiarazioni depositate stamani.
La requisitoria del pm proseguirà oggi per l’intera giornata. Quindi la parola passerà alle difese. La decisione del gup è attesa entro questa settimana ed interessa 19 tra familiari di Narducci, pubblici ufficiali, appartenenti alle forze di polizia e altri soggetti che hanno sostenuto la correttezza del proprio comportamento.
Tra i reati contestati a vario titolo quelli di falso, omissione d’ atti d’ufficio e occultamento di cadavere.
 

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