Arriva il caldo della primavera e si scalda il dibattito su ciò che resta del biodigestore di Olmeto.
Il sequestro dei laghetti di stoccaggio temporaneo da parte degli uomini del NOE ha creato non poche polemiche fra l’amministrazione e le forze politiche che da tempo si opponevano a questa gestione della struttura di depurazione.
Già la scelta di gennaio, di riattivare i laghetti, aveva sollevato molte polemiche, con assemblee infuocate a Papiano: il sequestro è giunto poco prima della tornata elettorale regionale.
I due invasi di Papiano e Sant’Elena, per una capienza complessiva di 50 mila metri cubi, erano utilizzati per raccogliere i liquami prima di procedere alla fertirrigazione sui campi, ma sembra non risultassero autorizzati correttamente, o almeno vi sarebbe una diversa qualificazione (rifiuti e non reflui).
La conferma del sequestro, giunta il 6 Aprile, da parte del Gip Paolo Micheli, e la presa di posizione del ministero dell’Ambiente che delegittima l’operato dell’assessore regionale Bottini, hanno creato ulteriore scompiglio a Marsciano.
Da una nota del Comune risulta che, nonostante il sequestro, in caso di ulteriori precipitazioni piovose, è concesso alla Sia di utilizzare la parte rimanente dei laghetti sequestrati.
Da subito la maggioranza ha fatto quadrato intorno all’amministrazione comunale ed ai vertici della Sia; le varie forze d’opposizione, invece, gridano al successo.
Rifondazione Comunista canta vittoria: “Ora più nessuno potrà attaccare i cittadini della valle del Genna che per anni hanno stoicamente lottato per difendere la loro dignità, le loro famiglie, le loro case. In queste due ultime legislature, in particolare, questa gente insieme a chi come noi ha sposato le loro rivendicazioni è stata tacciata di allarmismo e superficialità. Ora davanti alla conferma del sequestro dei laghetti di Papiano e Sant’Elena da parte del giudice per le indagini preliminari e soprattutto dopo la bocciatura da parte del Ministero dell’Ambiente della delibera 456 del 2008, sarà complicato per il Sindaco etichettarci ancora come sconsiderati che non avendo argomenti creano il panico. Ora il sindaco ed i vertici Sia dovranno prendersela con un Ministro che non brilla certo per zelo estremistico e non solo come cervelloticamente fatto finora con i nuclei operativi ecologici che incredibilmente sono stati passati come i possibili responsabili di eventuale pericolo ecologico futuro.”
Il Movimento per la qualità della vita ha pubblicato una nota stampa di cui riportiamo alcuni passaggi: “Noi, gli allarmisti, i terroristi mediatici, i bugiardi, gli esagerati, i catastrofisti che da vent’anni sono stati ignorati, sbeffeggiati, attaccati dalle amministrazioni che si sono susseguite e financo denunciati nella persona del nostro Presidente, dalla società (di cui fa parte in maggioranza l’amministrazione stessa) che gestisce il bio-vomitatore.
Noi, abbiamo oggi ottenuto, grazie agli innumerevoli nostri esposti, controlli, documentazioni, grazie all’ottimo paziente e caparbio lavoro del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, nonché dal giudizio sereno ed indipendente della magistratura, abbiamo ottenuto dicevamo una prima vittoria o meglio l’inizio di un parziale riconoscimento delle nostre tesi. Ci riferiamo ovviamente ai laghetti di Papiano e S.Elena messi sotto sequestro da parte dei Carabinieri del NOE comandati dal Capitano Giuseppe Schienalunga il 23 marzo ed alla conferma del sequestro stesso da parte del Giudice per le indagini preliminari Paolo Micheli in data 06 aprile. Sequestri legittimati ed avvalorati dal Ministero dell’Ambiente che con una dichiarazione “bomba” ha bocciato senza mezzi termini la Regione dell’Umbria ed in particolare l’allora Assessore all’Ambiente Bottini firmatario della delibera 456 del 28/04/2008 (che definiva refluo ciò che in sostanza era viceversa un vero e proprio rifiuto) definendola sbagliata ed addirittura incostituzionale. Delibera tra l’altro che noi avevamo contestato ed avversato già da allora.
Noi, o meglio la nostra gente, quella che da vent’anni pazientemente ci sostiene, ci aiuta e combatte, oggi non ha esultato più di tanto, non ha organizzato brindisi né feste a base di porchetta. Ci siamo solo guardati negli occhi scambiandoci un primo cauto ottimismo sapendo bene che la lotta sarà ancora lunga e dura (tanti sono i fatti ancora in ballo più gravi e di più vecchia data) perché fin tanto che i quattrini avranno più valore dell’essere umano, l’esito di tutta questa storia resterà incerto. Qui a Marsciano come altrove.”
L’amministrazione comunale, in una nota odierna, risponde così alle varie accuse; “L’impianto ha sempre operato con le prescritte autorizzazioni ed in base alle direttive regionali; il sequestro dei due laghetti mette in discussione la legittimità di una Delibera Regionale, alla quale il Comune non poteva e non può che attenersi, su questa come su tutte le altre materie. Tutto ciò fino a quando non interverranno modifiche o nuove normative. Si chiarisce inoltre che ulteriori disposizioni dell’Autorità Giudiziaria, fermo restando il formale sequestro, consentono, in caso di necessità, l’utilizzo degli invasi per la loro capacità residua;
Non è tuttora dato conoscere il parere del Ministero che metterebbe in discussione tale Delibera, se non per le generiche notizie uscite sulla stampa, né le valutazioni della Regione stessa.
Al di là delle problematiche giuridiche, questi sono i dati di fatto fondamentali e incontrovertibili.
Il materiale solido e l’acqua azotata derivanti dal processo di digestione biologica sono stati utilizzati per fertilizzare i campi e hanno ridotto l’utilizzo di concime chimico. Terreni e acque di falda interessati alla fertirrigazione non presentano, dalle analisi ripetutamente effettuate, alcuna anomalia riconducibile a tale pratica.
L’impianto di depurazione di Olmeto è fermo dai primi di agosto 2009. Un inverno eccezionalmente piovoso ha reso indispensabile il trasferimento di parte dell’acqua in due laghetti collinari idonei allo scopo, in attesa di poter riprendere l’utilizzo agronomico.
Il Ministero stesso sta lavorando all’attuazione di una direttiva comunitaria che dovrebbe fare chiarezza in via definitiva sulla materia.
Il Comune ha predisposto e sta predisponendo quanto necessario allo svuotamento degli invasi, sia riprendendo la fertirrigazione sia attraverso processi di depurazione, utilizzando i mezzi che sarà possibile utilizzare sulla base della vigente normativa.
Va riconosciuto alla SIA e ai suoi dirigenti, il diritto di difesa nel momento in cui vengono fatti oggetto di accuse diffamatorie.
Rigettiamo quindi le accuse che ci vengono rivolte da parte di forze politiche che sperano nella magistratura per ridare fiato ad una presenza politica ormai sempre più monotona, sterile e quindi “urlata”. Confermiamo le tesi dell’Amministrazione già espresse sull’indagine in corso e la piena fiducia nell’autorità giudiziaria tutta.
Nel frattempo con l’impegno e la serietà dimostrata continuiamo a lavorare per il bene di Marsciano e del suo territorio nel rispetto degli impegni assunti con tutti i cittadini.”
La soluzione dell’annosa vicenda non sembra essere dietro all’angolo.










