In attesa di confrontarsi sul nome da dare al nuovo ospedale comprensoriale, le comunità della media valle del Tevere vedono Deruta e la sua ceramica scelte per adornare con un'opera artistica la nuova struttura
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L’ USL2 dell’Umbria, nell’ambito dei lavori di costruzione del nuovo ospedale di Pantalla, ha indetto un concorso fra artisti per la realizzazione di pannello tondo , della dimensione di cm 100 di diametro, in ceramica smaltata liberamente ispirato alla tradizione artistica di Deruta, destinato ad essere collocato all’interno dell’ospedale di Pantalla.
La realizzazione dell’opera d’arte dovrà avvenire in un laboratorio ceramico posto nel comune di Deruta.
Alla realizzazione dell’opera d’arte è destinata la somma complessiva di € 3.500,00 al netto dell’IVA e comprensiva di qualsiasi onere previdenziale.
La notizia ha suscitato qualche risentimento, perché alcuni hanno visto  questo come un “privilegio” concesso a Deruta, una specie di marchio di proprietà posto sulla struttura sanitaria comprensoriale.
Ma i coltelli si stanno già affilando per una questione più delicata e su cui i campanili avranno modo di confrontarsi.
Da una parte i cittadini di Todi, consci degli oneri da sostenere, con l’alienazione del vecchio ospedale, per la realizzazione del nuovo nosocomio vorrebbero che questo conservasse traccia del più storico dei due attualmente presenti nel comprensorio.
Non tanto il nome attuale “ospedale degli infermi, vorrebbero i tuderti per l’ospedale di Pantalla, quanto quello più antico, di cui c’era traccia nei vecchi timbri, prima che negli anni trenta fosse stato affibbiato il nuovo nome, e cioè Santa Caterina della scala, quella scala appunto che contrassegnava l’Ospedale.
Un nome legato al primo fondatore di un ordine ospitaliero, il senese Soror, vissuto intorno alla metà del secolo IX e molto ammirato per la sua pietà. Questi, nella sua stessa casa posta in vicinanza della cattedrale, aprì un ricovero ai pellegrini ai quali prodigava soccorsi spirituali e corporali.
I concittadini, trascinati dal suo esempio, ingrandirono con nuove fabbriche quella dimora, che in breve divenne un vasto ospedale che prese il nome "della Scala" da tre gradini di marmo scoperti nello scavare le fondamenta.
A questo ospedale si rifà la storia di  santa Caterina da Siena ( al secolo Salimbeni).
Nella città toscana c’era da mesi l’anarchia, con vendette e ritorsioni cruen¬te. Mentre, come tutti gli altri sostenitori dell’imperatore, i Salimbeni erano stati esiliati, due di loro si infrattavano da banditi nelle macchie foltissime della val d’Orcia raccogliendo forze e denaro per organizzare una guerra civile. Stefano, Bartolomeo, e Benincasa, figli di Jacopo, accesi sostenitori della potente famiglia, erano stati minacciati di morte.
Rifugiata con la madre nella casa di Alessia Saracini, Caterina era uscita, da sola, per portare in salvo i fratelli che, insieme ai loro partigiani, avevano trovato asilo nella chiesa di Sant’Antonio.
Ammutolita, la folla aveva aperto spontaneamente un varco per lasciarla passare mentre li conduceva per mano fin dentro l’ospedale della Scala.
Alcune pie persone, che si associarono a Soror nella benefica impresa, decisero l’adozione di una regola, più tardi approvata dal vescovo diocesano e dal papa.
L’esempio dell’ospedale di Siena venne imitato a Firenze, Rieti e Todi, dove Soror, in qualità di rettore, inviò confratelli e consorelle
Da parte loro i marscianesi ricordano che la loro struttura, la quale tuttavia permarrà nell’ambito sanitario, era intestata a Piccolotti- Corneli
Al momento l’unica cosa certa è che la denominazione “Ospedale Santa Maria della Misericordia” che era apparsa fugacemente nella corrispondenza del Comune di Todi, tanto che si è pensato ad un lapsus, è stata subito accantonata visto che tale nome è quello dell’ospedale Perugino

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