Per impinguare il fondo di solidarietà da loro stessi attivato nei mesi scorsi a favore di chi rimane senza lavoro a causa della crisi economica, gli otto vescovi umbri metteranno a disposizione un mese del loro stipendio.
L’annuncio da parte del presidente della Conferenza episcopale umbra, il vescovo di Terni monsignor Vincenzo Paglia.
Finora il fondo in questione – ha ricordato Paglia – ha raccolto in Umbria un milione e 300 mila euro, che sono stati divisi tra le otto diocesi a seconda della loro estensione e tramite il quale sono stati erogati aiuti, che vanno dai 350 a 500 euro mensili, a 518 persone rimaste senza lavoro e con nessuna tutela sociale ed economica.
Il vescovo ha anche sollecitato nuovi finanziamenti « anche ampliando la platea dei soggetti che lo finanziano e per questo sto inviando lettere a tutti i soggetti istituzionali ed economici, nonchè a tutti i dipendenti pubblici, affinchè versino un loro contributo. Cosa che faremo a cominciare proprio da noi vescovi». A breve nelle chiese umbre verrà anche organizzata una nuova colletta per raccogliere altri fondi, «visto che la crisi – ha concluso Paglia – non accenna a placarsi».
E considerato che i soldi disponibili ridanno speranza a molti. «Una mamma ci ha scritto per dirci – ha reso noto il presule ternano – che con quei soldi la prospettiva della sua vita di madre e moglie si era fatta molto meno buia, mentre un uomo di religione musulmana ha scritto per rinunciare al contributo, essendo riuscito a trovare un nuovo impiego».
Paglia ha quindi lanciato un appello «affinchè una coalizione di uomini intelligenti s’impegni per garantire quello che Giovanni Paolo II aveva definito ‘un lavoro decente’, dove decente comprende varie accezioni.
La prima, è che tutti devono avere un lavoro, che non sia nè nero nè precario, ma scelto liberamente, espressione della dignità personale ed agganciato in modo efficace allo sviluppo.
Lavoro ‘decente’ vuol dire anche rispetto per chi lavora, rispetto per la famiglia del lavoratore, possibilità di organizzare un sindacato e di accedere ad una pensione», ha concluso Paglia
- Bic
- 20 Aprile 2010











